14 ottobre 2021, Cronache, Salone del libro 2021

Antoine Pecquer: la cultura come gioco di potere


Tramontano Nicole, Anzioso Gloria


Antoine Pecquer, giornalista francese, presenta durante una conferenza al Salone Internazionale del Libro una delle sue opere: Atlas de la culture, Atlante della cultura. 

Un viaggio tra i vari Paesi del mondo, un confronto tra essi e la loro concezione della cultura. 

Come sottolinea infatti l’intervistatrice Simonetta Sciandivasci, il mondo è diviso in varie aree: ci sono luoghi in cui la cultura è ancora una forma di rivendicazione sociale, e Paesi in cui essa è strumentalizzata dalla politica

Prende ad esempio la Cina, che ha attuato un’aggressiva diplomazia culturale: ad Hong Kong la cittadinanza viene concessa a star del cinema, musicisti, personalità influenti e conosciute in Cina. “Questo è possibile grazie alla presenza di un regime autoritario” afferma Pecquer. L’esempio di Hong Kong è da tenere presente, in quanto sottolinea come la Cina abbia compreso la possibilità della cultura di manipolare il mondo odierno: il suo obiettivo è infatti quello di sminuire le culture minoritarie. Non a caso essa è uno dei maggiori investitori dell’UNESCO. 

Antoine Pecquer parla poi del cosiddetto “declino occidentale”, affermando di non definirsi un declinista: tutte le opere d’arte, anche straniere, si trovano in Occidente. Per evitare un eventuale declino è necessario che l’Europa apra le sue frontiere. Molti Stati, come Turchia, Polonia e Ungheria, seguendo l’esempio cinese, investono i fondi europei nella cultura.

In altre parti d’Europa però, compresa l’Italia, l’investimento nella cultura è affidato ai privati. 

Tuttavia credere che la filantropia sia il futuro significa affidare la politica culturale a un’élite. 

Il giornalista sottolinea l’importanza dei diritti culturali, ossia la possibilità di tutti di avere accesso all’istruzione. La sua proposta è quella di reinventare la cultura coinvolgendo il pubblico, articolando la politica europea grazie anche al piano di rilancio, il cosiddetto Recovery Found.  

La sua visione riformista guarda alla cultura come a una risorsa che permette agli uomini di andare oltre le frontiere politiche o economiche, mantenendo comunque le proprie peculiarità e le proprie radici. 

 

Gloria Anzioso, Nicole Tramontano – Liceo Alfieri di Torino

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