Adotta uno scrittore 2022

Amore


Studente ristretto - Casa di reclusione Morandi Saluzzo


Caro Jonathan, nel libro “Corpi minori” tu parli tanto del tuo amore per Marius e della crisi e dei ripensamenti che ti sono venuti quando dall’innamoramento sei passato ai difetti della vita quotidiana con lui. Nei colloqui che sono riuscito a fare con la mia ex, le dicevo sempre di desiderare una vita normale. Nell’immaginario collettivo sembra prendere piede l’idea di vivere un’esistenza straordinaria, magari come Vasco Rossi, quella di una vita spericolata, una vita da star, e questo era quell’ideale a cui mi ispiravo pure io. Questo modo di vedere è radicalmente cambiato in me. Io ora desidero come non mai una vita normale, fatta di semplicità, oserei dire di banalità. Le banalità della vita le desidero. Desidero alzarmi presto la mattina, andare a lavorare, uno di quei lavori quanto più semplici possibili, che mi diano anche solo il giusto da vivere onestamente e dignitosamente, ritornare a casa, abbracciare la mia donna e i miei figli … sono sicuro di non desiderare nient’altro. Spero di essermi fatto capire, su che cosa io intenda per vita “normale”. Magari!!! Sono sicuro che potrei riuscirci a farmi una vita normale, sdraiarmi sul divano la sera, parlare del più e del meno con la mia famiglia. Ho avuto infatti una vita fatta di eccessi e sono perfettamente consapevole che questa vita non mi ha portato proprio da nessuna parte, ed ha causato solo sofferenze soprattutto ad altri, vicini e lontani da me, e alla fine anche a me stesso appunto. Penso in particolare a qualche ragazza che ho fatto soffrire, e soprattutto alla mia ex, che per anni ha dovuto seguire me in questo calvario. Poi, per citare sempre Vasco Rossi, “da qui ti rendi conto di quante cose che tu reputavi importanti sono solo fesserie”, delle scemenze su cui prima ci si impuntava, ma su cui in realtà è inutile soffermarsi. La notte qui per me è il momento più bello delle 24 ore giornaliere, è l’unico momento in cui trovo il silenzio, riesco a sentirlo perfettamente nella sua bellezza. Qui in carcere è impossibile avere silenzio durante il giorno, ma la notte sì. Spengo la TV, anche se è ancora presto, e resto lì ad ascoltare il silenzio, che mi fa meditare, riflettere sulla mia vita, su tutti gli sbagli che ho commesso, sul come avrei potuto scegliere un bivio anziché un altro. Perché poi quando si commettono certi errori nessuno ci dice che da quegli errori forse puoi anche imparare qualcosa, questo sì, ma che alla fine quell’insegnamento non ti servirà nemmeno, perché ormai quell’errore che hai commesso è talmente grande e irreparabile da non poter fare niente più per rimediare o ricominciare anche solo daccapo, e le persone sono restie a darti una seconda possibilità di solito, perché di una persona si ricorda spesso solo quell’unico sbaglio che fa e non altre mille cose buone che è stato capace di creare e portare a termine. Forse un altro mio guaio è stato proprio quello di non avuto qualcuno che mi indicava la strada, e forse se l’ho avuto è stata la persona sbagliata. Mi sembra di ricordare che la Montalcini disse che la maggior parte di quello che siamo e di quello che facciamo lo dobbiamo ai nostri maestri. Il mio problema è che posso dire di non averlo mai avuto un maestro, né tantomeno ho avuto qualcuno che mi potesse indicare quale era la strada giusta, ed ecco che sono stato un autodidatta, cresciuto in un ambiente di merda, e per imparare nella vita ho dovuto sbagliare per capire, ho dovuto pagare le conseguenze dei miei errori sulla mia pelle. Come sarebbe stato bello ricevere delle indicazioni soltanto su quale poteva essere presumibilmente la strada giusta e lasciare a me la possibilità di scegliere. Invece mi ritrovo qui per il fatto che molte volte non ho avuto la possibilità di scegliere. Mi sono affidato semplicemente all’istinto, alla rabbia, e anche al destino che mi è sempre sembrato di essere stato già scritto per me e per la mia famiglia, e sono stato travolto in pieno, coinvolto in un vero e proprio incidente frontale, e io adesso sto in coma, e da questo coma non riesco a destarmi. Se ci penso mi viene da piangere sulla tristezza della mia esistenza. Oltre a sentire dolore per me e per la mia vita buttata, sono immensamente dispiaciuto per il male e la sofferenza che ho causato ad altre persone come ho detto sopra, in particolare alla mia ex, per la quale ancora oggi, dopo tutto questo tempo, provo ancora un forte sentimento di bene più che altro. Per colpa mia e per tutto questo sfacelo che mi ha investito le ho causato tante lacrime, ed è accaduto proprio quello che non avrei mai voluto per lei. Mia madre ancora oggi non sa perché sto in carcere e soprattutto non sa quale sia la condanna che pende sulla mia vita. Non le ho mai detto che ho l’ergastolo e mi chiede in continuazione “quando esci da lì dentro?”. Non ho il coraggio di sbatterle in faccia questa dura realtà, soprattutto ora che è molto avanti con gli anni. È molto difficile avere il coraggio di dire certe verità.

Mi ricordo tutti i colloqui che ci siamo fatti, io e la mia dolce ex metà, dove lei piangeva e ogni sua lacrima era una coltellata al cuore per me. Cercavo di mostrarmi forte, di farle coraggio, ma in realtà dentro di me c’era un mondo che stava cadendo a pezzi, si stava sgretolando con il mio cuore. Povera piccola, cosa ha dovuto sopportare per colpa mia. Mi ricordo quel suo sorriso, quella sua capacità di donarlo pure a me un sorriso, pure quando stavo distrutto dai pensieri brutti che mi affliggevano, la guardavo e pensavo che lei era la mia salvezza, ma poi alla fine pure quello ho perso.  Proprio nel momento in cui ero migliore ormai, più maturo, consapevole di certe dinamiche da cui scappare per sempre e in cui i miei futuri figli non avrei voluto che crescessero, a differenza mia che sono cresciuto nell’odio, nel rancore e sul chi va là, in una perenne guerra che sembrava non finire mai… è finito tutto.

Sono arrivati i guai che mi hanno travolto e hanno travolto anche la  piccola grande donna della mia vita… adesso pensandoci sopra, posso dire solo “poverina”, una ragazza di 24 anni che si ritrova travolta da una valanga causata da una forza a lei sconosciuta, che si ritrova sepolta metri sotto terra senza sapere come uscirne. Ricordo pure che, nonostante tutto, lei mi chiese di sposarci in carcere, e io le dissi subito “preferisco lasciarti e mai farti vivere quest’altra tortura”.

Da quel giorno ci promettemmo che se avessi preso l’ergastolo, ci saremmo lasciati e ognuno per la sua strada, anzi lei doveva rifarsi una vita lontano da me e da tutto quello che ci riguardava. Lei diceva che non voleva proprio pensarci a quest’eventualità, ma alla fine così è andata, e ricordo benissimo l’ultimo colloquio in cui lei mi chiedeva come doveva fare senza di me, e io le dicevo con una certa sicurezza apparente che ce l’avrebbe fatta sicuramente perché una persona meravigliosa come lei avrebbe di certo trovato qualcuno che l’avrebbe fatta sorridere di nuovo e le avrebbe dato quello che io purtroppo non potevo più darle, la felicità. Non dimenticherò mai quel giorno, è stato il giorno più brutto della mia vita, e non nascondo che ci è voluto tempo per riprendermi da questa batosta. È una ferita che mi è entrata così tanto dentro che sento ancora dolore ogni volta che ci penso. Sono consapevole che questo dolore mi accompagnerà per tutto il resto della mia vita, e devo dire la verità, io voglio che sia così, perché anche se doloroso, resta comunque il fatto che mi ricorda lei, la mia “meravigliosa dea”: è come trovarmi in paradiso e all’inferno contemporaneamente, e sentirmi vivo, sì perché il suo ricordo mi rende vivo, e mi dà una pausa da tutto questo, non so come spiegarlo ma quando penso a lei mi sento meglio, anche se sono consapevole di averla persa per sempre. È una specie di terapia del ricordo. Mi ricorda il suo amore, anzi l’Amore con la “A” maiuscola, in cui credo e ho sempre creduto. In una delle lettere che ci siamo scritti le ho augurato tutto il bene e la felicità di questo mondo, perché lei questo si merita, e per scherzare le ho detto “chissà, forse il destino per noi ha ancora in serbo qualcosa, chi può sapere se io tra anni uscirò da qui e ti ritroverò in qualche modo. Potrebbe accadere che tu saresti divorziata o ancora single…

perché nonostante tutto di Amore da donare penso di avercene tanto ancora nel mio cuore.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *