11 ottobre 2026, Portici di Carta 2026, Torino Liceo Classico Vittorio Alfieri

A volte ti amo


Jasmine Gomes e Bianca Festini Purlan

Liceo Classico Vittorio Alfieri - Torino

La perdita dell’amore romantico.

Oggi, in occasione della diciannovesima edizione di Portici di Carta, abbiamo seguito la presentazione, moderata da Annalena Benin, del nuovo libro A volte ti amo (Einaudi 2026) di Matteo Lancini. 

Il libro parla di come gli adolescenti e i giovani adulti si approcciano alle relazioni e all’amore, non con l’intento di colpevolizzare né la nuova né la vecchia generazione, ma comunque riconoscendo il ruolo dell’educazione infantile e adolescenziale nello sviluppo del diffusissimo timore della dipendenza affettiva. 

Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, presidente della fondazione Minotauro, si e spesso occupato di temi riguardanti i giovani e in questo caso ha voluto concentrarsi sul cambiamento della visione della relazione e dei rapporti e di come questi si intraprendono in maniera molto differente rispetto a 20 anni fa. 

Le cause individuate sono la crescente necessità di affermazione dell’individuo, che, pur partendo con giusti intenti, eccessivamente può portare al rifiuto di qualsiasi legame, e la sovraesposizione dei social, che possono essere utilizzati come ulteriore mezzo di confronto col prossimo e di controllo. Questo, insieme alla paura di dipendere da qualcuno affettivamente,  porta alla creazione di dinamiche come la situationship, una zona d’ombra non definita fra l’amicizia e la relazione, il ghosting, ovvero la chiusura di un rapporto senza spiegazioni o confronto ignorando messaggi e chiamate, molto spesso preceduto dal lovebombing, l’immediata  e precoce dimostrazione di affetto con l’intento di illudere il partner per scopi personali. 

Alla domanda, che l’autore ci ha concesso, “Cosa ne pensa delle nuove norme sull’educazione affettiva e sessuale nelle scuole e che effetti possano avere su noi giovani?” ha risposto che il problema è che si discute non del contenuto ma se bisogna farle o meno, perdendo di vista l’importanza dell’informazione che i giovani devono ricevere. 

Infine Lancini ci ha offerto una visione differente della dipendenza affettiva: non è una debolezza, ma una necessità nella ricerca di se stessi e un piacere di lasciarsi travolgere dal sentimento d’amore.

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