Le pietre del Quadrilatero di Torino raccontano storie millenarie a chiunque sappia mettersi in ascolto accogliendo il passo dei visitatori e lo sguardo appassionato degli scrittori che hanno scelto di ambientarvi i loro racconti pur non essendoci nati. Con queste parole ha esordito la nostra guida, che ci ha accompagnate tra le vie del quartiere più antico di Torino, mostrandoci come tra queste strade si muova l’eredità di celebri scrittori come Carlo Fruttero, Mario Soldati e Franco Lucentini, osservatori acuti e d’eccezione di una città che rivela la sua identità più autentica proprio a partire dal suo cuore romano, fondato da Giulio Cesare come accampamento strategico lungo la Via delle Gallie. Questa antica origine bellica e la caratteristica pianta a scacchiera riaffiorano nella poesia di Giovanni Pascoli e nella prosa di Guido Gozzano.
Dove un tempo sorgeva il Foro romano batte il cuore civico della città con il palazzo del Municipio e l’ampia piazza disegnata da Benedetto Alfieri, un palcoscenico a cielo aperto che Edmondo De Amicis ha descritto intrecciando la grande storia dei monumenti con la dimensione intima e domestica della vita quotidiana.
Le strade del Quadrilatero conservano anche tracce preziose del passaggio di grandi personalità, come dimostrano le memorie custodite all’Albergo della Vecchia Dogana, luogo in cui il canonico Cottolengo scoprì la sua vocazione caritativa assistendo una forestiera e dove un giovanissimo Amadeus Mozart festeggiò il suo quindicesimo compleanno durante il suo soggiorno torinese, all’ombra di altri illustri ospiti come Giambattista Bodoni, Napoleone e Giuseppe Verdi.
Poco più in là si offre alla nostra vista il mercato all’aperto più grande d’Europa che De Amicis paragonò al “ventre pulsante” di una Torino da lui concepita come un vero e proprio organismo vivente. Questo spazio ribollente di vita ha ispirato le canzoni di Gianmaria Testa e ha incontrato lo sguardo critico di Antonio Gramsci, infastidito dalla confusione del mercato che definisce una “grande rigatteria”. Vicino a Porta Palazzo si sviluppa il Baloon di Borgo Dora, teatro del celebre romanzo giallo di Fruttero & Lucentini “La donna della domenica”.
In questo quartiere la vitalità popolare dialoga costantemente con i luoghi della spiritualità, dal Santuario della consolata alla Piccola Casa della Divina Provvidenza, ed è il cuore della geografia caritativa torinese rappresentata dall’ospedale Cottolengo. Tale intreccio unico è stato descritto da importanti personalità come Elsa Morante e Italo Calvino.
Ad ogni angolo di questo quartiere abbiamo avuto l’opportunità di conoscere un aneddoto differente. In via Egidi aveva soggiornato Torquato Tasso ospitato dal Duca d’Este. Nella piccola chiesa sita in Piazza Corpus Domini Bruno Gambarotta ha ritrovato il nome di Jean-Jeacques Rousseau nel registro dei battezzati.
Proseguendo verso Piazza del Duomo e la Cappella della Sindone, che proietta la fantasia di Piera Egidi in un’antica città indo-cinese e suscita la perplessità di Montesquieu, terminiamo il percorso in Via Barbaroux, una via ambivalente che contribuisce alla connotazione medievale del quartiere viste le negative definizioni attribuite da Bersezio, Soldati e De Amicis.
Grazie a questo percorso abbiamo potuto riscoprire l’anima letteraria intrinseca alla nostra città, camminare per le vie del Quadrilatero romano significa sfogliare un libro di storia a cielo aperto.