In occasione del ventennale di “Ovunque proteggi”, capolavoro di Vinicio Capossela uscito nel gennaio del 2006, il giornalista Giovanni Ansaldo ha pubblicato il libro “ La strada di Vinicio Capossela. Un viaggio sulle orme del disco” (Nottetempo, 2026). Durante un’intens incontro tenuto al Circolo ARCI Bolognesi e condotta sotto forma di intervista, l’autore ha ripercorso la creazione e il significato profondo di un’opera che ha segnato una spaccatura radicale nella musica d’autore italiana.
Giovanni Ansaldo, che oggi ha quarant’anni, ovvero la stessa età che Capossela aveva quando iniziò a lavorare al disco, ha raccontato come la nascita dell’album rappresenti un momento di svolta esistenziale e professionale per il cantautore. Dopo la separazione dallo storico manager Renzo Fantini e con alle spalle successi nazionali arrivati persino su MTV come “Canzoni a manovella”, Capossela decise di compiere un’impresa folle, lontana dai soliti progetti richiesti dalle case discografiche: scartò un intero album già pronto (intitolato Low Life) salvandone un solo brano. Insieme al fonico Marco Tagliola, intraprese una lavorazione nomade e antistorica, attraversando l’Italia con un registratore portatile per catturare musica ed emozioni così come si presentavano.
Nel dialogo con l’intervistatore è emersa la natura profondamente geografica del disco. Ansaldo ha condiviso i ricordi del periodo trascorso in Irpinia con l’artista, tra passeggiate, riflessioni e contatti preziosi, tracciando un itinerario che tocca la Sardegna, Scilla, Roma, Milano e Treviso. Un passaggio chiave è stato il soggiorno in un monastero nelle Marche, dove la lettura dell’Ecclesiaste ha dato forma a brani spirituali come “Non trattare” e la stessa “Ovunque proteggi”. Lo spirito nomade si è spinto fino alla Russia e a Pechino, luogo di nascita di “Lanterne rosse” e di “Moskavalza”. Non sono mancati i richiami ai carnevali arcaici: in Barbagia, tra volti dipinti e il rito finale di Don Conte bruciato e abbandonato nel bosco, ha preso vita la furia di “Brucia Troia”,registrata nella grotta di Ispigoli, in Sardegna, per creare un’atmosfera primordiale.
Rispondendo alle domande, il giornalista ha spiegato come la riscoperta di questo disco rappresenti un invito ad ascoltare la musica fuori dai canoni odierni. L’uso della banda di paese registrata in chiesa per la festa della gioia riflette un modo unico di concepire il suono.
Attraverso questa testimonianza, Ansaldo ha evidenziato come Capossela abbia rinnovato e ampliato il proprio pubblico.
Il giornalista, infine, ha invitato ad uscire dagli schemi e a “scappare” dall’algoritmo che spesso ci preclude dei gusti musicali e non ci fa apprezzare l’arte e la varietà della musica.