Ci si può fidare dell’IA? questa è la domanda che ci è stata posta durante l’incontro tenuto dal giornalista Alberto Puliafito, che ha ospitato Maria Ranieri e Lorenzo Radaelli durante Internazionale a Ferrara.
Tutto è cominciato da un assunto: l’IA è sbagliata? La risposta è sì: non pensa e non ragiona, ma calcola. Infatti, attraverso il processo di tokenizzazione, tutto ciò che ci circonda viene trasformato in numeri e reso un elemento digitale. Nel corso degli anni sono stati proposti nomi più adatti per sostituire quello di “intelligenza artificiale”, come ad esempio quello di “agenti”, proprio perché questo sistema agisce sotto la supervisione dell’uomo.
Gli studenti del Liceo Ariosto e dell’Istituto Copernico-Carpeggiani di Ferrara hanno spiegato quali sono i punti deboli dell’IA: le allucinazioni, ovvero quando, piuttosto che ammettere di non sapere la risposta, l’intelligenza artificiale ne fornisce una errata, e i bias, ovvero la tendenza a valutare e giudicare la realtà attraverso pregiudizi. L’intelligenza artificiale sviluppa questi pregiudizi basandosi sulla maggioranza dei dati a sua disposizione; questo provoca un circolo vizioso che amplifica e aumenta ulteriormente i pregiudizi stessi.
L’intelligenza artificiale può essere sicura soltanto se usata con la piena consapevolezza delle nostre conoscenze, così da non lasciarci ingannare. Oltretutto, il modo in cui la utilizziamo è sotto la nostra esclusiva responsabilità, poiché le informazioni che ci restituisce non sono altro che l’elaborazione dei dati che noi stessi le forniamo.