“Non è un’utopia, ma una necessità urgente per il futuro. Ripensare le città da una prospettiva femminista significa partire dai loro bisogni fondamentali e dalle reti di interdipendenza che ci tengono in vita.” Con questa riflessione si è aperto l’incontro organizzato dalla rivista InGenere al Festival di Internazionale a Ferrara, dove la giornalista culturale Claudia Bruno ha dialogato con una delle voci più autorevoli su architettura ed ecologia, Elke Krasny, docente all’Accademia di Belle Arti di Vienna.
Krasny dice che entro il 2050 oltre il 70% della popolazione mondiale vivrà in contesti urbani. Tuttavia, le città attuali sono state modellate su logiche di difesa militare, crescita capitalista e consumo, pensate per un soggetto apparentemente neutro che corrisponde all’uomo abile e benestante. Per sovvertire questo modello e perseguire una vera giustizia sociale ed ecologica, occorre rimettere la “cura” al centro delle infrastrutture.
“Il primo spazio che abitiamo è il nostro corpo”, ribadisce Krasny, “mantenere i corpi al centro dell’urbanistica significa superare i tabù che hanno relegato le esigenze fisiologiche ai servizi igienici pubblici nella sfera della vergogna.” Inoltre, la casa concreta rimane il luogo in cui si consuma la riproduzione sociale. “L’architettura femminista non punta a demolire l’esistente, ma ad abitare in modo diverso ciò che già c’è, liberando il lavoro di cura dall’isolamento domestico.”
I modelli di trasformazione non mancano. Vienna è stata tra le prime ad attuare l’integrazione tra social housing ed ecologie di servizi (come asili e lavanderie), fino alla pianificazione di genere negli spazi pubblici. Un esempio innovativo è rappresentato dall’ UTOPIAS di Città del Messico: centri versatili in aree marginalizzate che uniscono cultura, sport e persino scuole di accudimento per uomini, volte a redistribuire il carico domestico. In un pianeta che commercializza la la crisi climatica, promuovendo le “città green”, i centri abitati del futuro non si misureranno nei profitti, ma nella capacità di garantire a ogni corpo uno spazio sicuro e una rete tutelante.