3 ottobre 2026, Cronache, Internazionale Ferrara 2026

Divieto di protestare: la sicurezza è diventata un privilegio


Bianca Bravi e Gregorio Vignali

Liceo Alfieri e Liceo Ariosto - Torino e Ferrara

Scrivere di diritti, di piazze e di democrazia oggi sembra sempre di più un esercizio di equilibrio su un filo teso. Ne abbiamo avuto l’ennesima conferma durante l’incontro svoltosi alla Biblioteca Ariostea, dove Annalisa Camilli, dialogando con gli studenti del liceo Ariosto, ha affrontato il tema scottante del suo libro Divieto di protestare (Einaudi, 2026).

 

Il titolo suona volutamente come una provocazione: formalmente le nostre leggi continuano a garantire il diritto di manifestare, eppure i fatti raccontano di una realtà in cui scendere in piazza per protestare pacificamente è diventato pericoloso.

 

Durante l’incontro la professoressa ha sottolineato la necessità di definire il concetto stesso di sicurezza, principio fondamentale dello Stato Occidentale. Oggi, questo termine è andato a coincidere con il diritto di impunità che caratterizza una zona d’ombra in cui si colloca una particolare élite. Questa dinamica, a cui si assiste quotidianamente, si scontra con i principi fondamentali della Costituzione, difesi dal sacrificio di cittadini e cittadine come Emma Bonino che hanno lottato per stabilire principi rigorosi come la necessità di motivazioni “validissime” e formali prima che lo Stato intacchi la libertà personale degli individui.

 

Ripensando ai grandi movimenti del passato, dalle proteste di Seattle a quelle del G8 di Genova, riaffiora l’utopia di una rete capace di democratizzare i processi, offrendo ascolto a chi veniva continuamente ignorato. Allora lo slogan era “non boicottare i mezzi di informazione, diventa i mezzi di informazione”. Quell’ambizione è durata poco: ben presto i governi e i grandi capitalisti globali si sono impossessati di quegli stessi strumenti, trasformando Internet e i social network in macchine di controllo di massa.

 

Quando poi la cronaca ci riporta a ferite mai del tutto rimarginate come il caso Diaz o la morte di Federico Aldrovandi, vicende segnate da verbali falsificati, la domanda sorge spontanea: è ancora possibile confidare nella giustizia? La scrittrice fa intendere che sia un nostro dovere, in quanto, come spiega, “le idee muovono più del pane”.

Il dibattito si allarga inevitabilmente al ruolo delle forze dell’ordine nel nostro Paese. Tuttavia, l’autrice spiega che un futuro in cui la disobbedienza civile non sarà più ritenuta un ostacolo ma un diritto irrevocabile per il miglioramento di quest’ultima, è ancora possibile, insegnando ai giovani di combattere per ciò che è giusto.

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