Cronache, Lunedì 18 maggio 2026, Salone del Libro 2026

Arte ribelle


Silvi Alice, Rougier Davide

Liceo Alfieri - Torino

Aladin è un ragazzo dello Yemen appassionato di arte, specialmente di street art.

Tramite questa, inizia un movimento anticonformista contro il regime totalitario del suo Paese. Con questa ribellione ottiene una condanna a morte, che ispira il titolo del libro “Con una pistola puntata alla testa” (Terre di mezzo editore) .

Per salvarsi, scappa in Italia con un visto turistico, ma rimane illegalmente anche quando questo scade. Esauriti i pochi soldi che aveva, è costretto a vivere per strada e come un latitante, potendo contare unicamente su se stesso.

La storia, tuttavia, non si sofferma sulle ingiustizie protratte dal regime ai suoi danni, né all’insidioso viaggio, ma si sofferma sulle inaspettate difficoltà riscontrate in Italia.

Giunto in un paese laico e democratico, l’artista credeva che sarebbe stato libero, invece il libro racconta tutte le sue avventure e disavventure dopo l’arrivo a Roma.

Francesco “Kento”  Carlo – scrittore e rapper-  ha voluto raccontarci la vita dell’amico. Conosciuto grazie all’arte, Aladin diventa oggetto di ammirazione del narratore. Simbolo del legame nato tra i due e dell’essenza di questa collaborazione, l’autore confida una frase che racchiude tutto: “Ho scritto questo libro mentre lui scriveva me”.  Oltre all’affetto, il motore che lo spinge a produrre questo libro è il desiderio di divulgare un messaggio, “L’arte e la cultura fanno paura alla dittatura, perciò armatevi di sapere”. 

Il coraggio di Aladin è, e deve essere un modello per tutti noi giovani che dobbiamo difendere il nostro futuro con le unghie e con i denti, imparando a riconoscere le ingiustizie e lottare contro esse. 

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