Senza cambiamento non c’è una storia. È proprio questo che caratterizza i libri di Peter Cameron, ospite al Salone del Libro di Torino domenica 17 maggio.
L’incontro, mediato dai ragazzi del Bookstock, si è aperto con una riflessione sul linguaggio; per Cameron, come si vede in un passaggio di “Un giorno questo dolore ti sarà utile” (Adelphi, 2007), è fondamentale la scelta delle parole che danno un ritmo alla narrazione: il linguaggio può anche essere controllato dai personaggi.
Per l’autore, il titolo del libro già citato è molto importante: rappresenta, infatti, un lato formativo del dolore. “Se una persona è felice” spiega Cameron “non vuole cambiare. Ma se una persona sta soffrendo desidera un cambiamento. E da giovani non si riesce a immaginare che anche le esperienze negative contribuiscano alla formazione della propria persona”.
I ragazzi del club di lettura del Bookstock hanno presentato all’autore dei tarocchi creati sugli archetipi dei suoi personaggi che l’autore ha commentato, i phantom parents: i genitori assenti che non sono presenti nella vita del figlio e che non per forza influenzano la genitorialità del protagonista; gli amori sfigati che tormentano i personaggi e creano un’interessante tensione narrativa; l’outsider, il personaggio che si isola o che cerca di entrare in relazione con gli altri; infine, the lifeline, il salvagente, ovvero quel qualcuno che aiuta l’outsider a capire che può sempre rialzarsi.
Cameron ha continuato spiegando che le vicende narrate nei suoi libri non sono ispirate alla vita quotidiana, ma hanno origine dal suo subconscio e per questo impiega molto tempo nell’ideazione di un nuovo romanzo. Inoltre, pone un’attenzione particolare ai dettagli, perché è grazie a questi ultimi che può rendere più realistica la narrazione.
L’ultimo argomento trattato dall’autore è stata la trasposizione cinematografica dei suoi libri e la loro traduzione in diverse lingue: un film, secondo Cameron, toglie troppo spazio al romanzo, diventando un’opera indipendente dal libro; la traduzione, invece, risulta quasi affascinante, dal momento che il testo viene espresso con un vocabolario diverso, pur mantenendo l’anima del romanzo.