Cronache, Domenica 17 maggio 2026, Salone del Libro 2026

La fatica nei secoli di chiamarsi Francesco


Elisa Pagliarini, Marta Ossi

Liceo Ariosto - Ferrara

Perché abbiamo dovuto aspettare secoli per un Papa di nome Francesco? La risposta è emersa dal dialogo tra Aldo Cazzullo e il Cardinale Matteo Maria Zuppi. Il nome Francesco porta con sé una svolta radicale.

Come il Santo d’Assisi, l’omonimo Papa ha abbandonato le comodità per guardare la realtà “con gli occhi dei minores”, con gli occhi degli ultimi. Non conta più l’abito, ma l’uomo.

San Francesco parlava la lingua del mondo civile ed esaltava la “cortesia“, un valore vissuto alla pari con i frati e con le sorelle di Santa Chiara. Parlava di sé anche al femminile, nel senso di una madre, invitando il prossimo ‘’ad amarsi di amore materno’’.

Ieri come oggi, i due Francesco hanno subito critiche e umiliazioni pubbliche a causa del loro approccio nei confronti dei più bisognosi.

Zuppi non ha nascosto i sacrifici della scelta vocazionale: la rinuncia a una famiglia e ai figli lascia una mancanza, una “invidia buona” che si supera nella cura pastorale rinnovando l’amore predicato da Francesco.

“L’importante”, ha spiegato il Cardinale, “è che la Chiesa non rimanga fine a sé stessa ma si apra al dialogo recuperando quella umanità che oggi più che mai abbiamo bisogno di ritrovare”.

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