Un pomeriggio di chiacchiere, battute e racconti d’infanzia. Oggi, 15 maggio, al Salone del Libro, Bianca Pitzorno e Chiara Valerio hanno presentato il libro “La Sonnambula” (Bompiani) in un modo completamente nuovo e fuori dagli schemi. La spontaneità delle scrittrici ha portato con sé un’atmosfera spensierata e quasi comica: sono state capaci di trasmettere l’essenza del romanzo senza la necessità di dilungarsi sulla trama.
Tra scherzi e aneddoti, infatti, è emerso un vero e proprio quadro della figura di Ofelia Rossi, un personaggio la cui ispirazione è nata dall’immagine di una donna riprodotta in una piccola foto pubblicitaria, trovata a piè pagina di un giornale risalente alla trisnonna della scrittrice. Bianca Pitzorno afferma che, dopo aver trovato questa piccola pubblicità, è rimasta un po’ interdetta. “In quel momento – ha detto – ho iniziato a farmi domande, volevo capire chi fosse questa donna che si faceva chiamare sonnambula, chi fosse disposto a frequentare una donna del genere, ma, soprattutto, il nome che c’era scritto sulla foto era vero o falso?”.
Nel romanzo inoltre emergono due sottotemi principali: l’importanza delle classi sociali e l’alfabetizzazione delle donne. Ofelia Rossi, oltre ad essere una “rinomata sonnambula”, è una donna indipendente capace di sovrastare le imposizioni della società e, soprattutto, di leggere. Infatti, è in grado di fare ciò che fa grazie alla sua capacità di leggere e alla classe sociale a cui appartiene sin dalla nascita.
Per proseguire con l’incontro, la Pitzorno ha deciso di raccontare un altro aneddoto divertente: da giovane, mentre era sulla Freccia Sarda per l’interminabile viaggio tra Cagliari e Sassari, si divertiva a leggere le carte e le mani dei passeggeri che erano sulla sua stessa carrozza. In questo modo la scrittrice riesce ad introdurre un altro concetto chiave del libro: i segni. Infatti, è raro che Ofelia cada in una vera trance, i suoi cosiddetti “poteri” derivano soprattutto dalle sue capacità di ascoltare e guardare le persone, ma le poche volte in cui riceve effettivamente dei segni, è perseguita costantemente dal dubbio di come interpretarli. Con questo personaggio la scrittrice introduce un concetto di lettura molto più profondo, una lettura che va oltre la carta stampata e che si basa sull’osservazione e sull’empatia.
Leggendo il libro, inoltre, non si può non notare la passione per la scrittura dell’autrice. Una passione nata quando Bianca aveva 4 anni e, per caso, si era imbattuta in un libro sulla teratologia (lo studio delle anomalie e le malformazione nei neonati) appartenente allo zio ostetrico, e, spinta dalla curiosità, aveva iniziato a sfogliarlo e a guardarne le immagini. È sempre il carattere unico della scrittrice che la spinge anche ad intraprendere la sua carriera: Bianca Pitzorno scrive il suo primo libro dopo essere stata, come dice lei, “messa in marrania” dal suo capo alla RAI, che le aveva chiesto se fosse capace di scrivere un libro per bambini di 120 pagine in un mese. Ci riesce ovviamente, e così iniziano le richieste per altri mille libri.