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Leggere Lolita a Teheran è un libro che tratta della condizione delle cittadine e dei cittadini iraniani, i quali sono sottoposti alle leggi emanate dallo Stato dell’Iran. L’autrice Nafisi si sofferma soprattutto sul concetto di confisca della realtà. È importante notare che non si schiera contro il governo dell’Iran o l’Ayatollah, ma si oppone a ogni tipologia di Stato totalitario. Per farci comprendere meglio il modo in cui lo Stato azzera l’individualità dei cittadini, e quindi delle studentesse, Nafisi propone un paragone tra il governo totalitario e il romanzo Lolita di Nabokov. Nel romanzo, Lolita, il cui vero nome è Dolores, diventa vittima di Humbert Humbert, un uomo che abusa continuamente di lei e la imprigiona. Il carceriere si lascia conquistare dalla bellezza di Lolita e per questo escogita un piano per poterla avere tutta per sé. Lolita viene privata della sua vita e anche della possibilità di raccontarla. Non può uscire di casa quando vuole, frequentare bambini della sua età. Insomma, è costretta a vivere una vita non sua, manipolata da Humbert Humbert. È a questo punto che Nafisi paragona la condizione delle donne iraniane a quella di Lolita descritta nel romanzo. Proprio come Humbert Humbert impone la sua volontà su Lolita, così lo Stato totalitario impone le sue leggi sulle donne. Dal libro apprendiamo che le studentesse, come tutte le donne dell’Iran, sono costrette ad indossare un velo o uno chador nero, il quale ha lo scopo di nascondere le ciocche dei loro capelli. Inoltre non possono frequentare uomini che non siano loro mariti o padri, indossare gioielli, truccarsi e persino avere le unghie o le ciglia troppo lunghe.
È evidente che Lolita e le donne iraniane abbiano qualcosa in comune: sono entrambe prigioniere, obbligate a vivere una vita manipolata e sono private della loro libertà. In questo contesto, il seminario diventa una via di fuga dalla realtà severa dell’Iran post-iraniano. Il comportamento e l’aspetto delle ragazze cambia in maniera decisiva in base ai luoghi in cui si trovano: fuori dal seminario le ragazze sono riservate, silenziose, intimorite e indossano veli pesanti e scuri che coprono quasi tutto il loro corpo. Al contrario, quando si incontrano nel seminario, dopo aver tolto il velo, rivelando dei vestiti molto colorati, indossano gioielli e si truccano. Anche il loro comportamento muta, ognuna delle studentesse ha personalità diverse che molte volte entrano in contrasto tra di loro. Questa dualità, insieme alla lettura di Lolita, permette alle ragazze di comprendere meglio le loro personalità. Attraverso la lettura le studentesse sono capaci di riconoscere la loro identità, le loro opinioni e i loro desideri.