Laboratorio, Leggere Lolita a Teheran 2026, Un libro tante scuole

Upsilamba, che lettura!


Classe 3 BLS

IIS Gulli Pennisi - Aci Bonaccorsi

Nome Scuola

IIS Gulli Pennisi

Città Scuola

Aci Bonaccorsi

Il libro si apre con la narrazione in prima persona dell’autrice, che inizia a raccontare del suo ricordo di sette ragazze, accomunate dal grande amore per la letteratura. Proprio per questo Azar Nafisi sceglie di invitarle a prendere parte a un seminario privato, tenuto nel suo piccolo salotto, il quale funge da sfondo per gran parte del libro; proprio questo salottino è il luogo dove tutte le ragazze si riuniscono e la loro personalità si intrecciano, dando forma al libro.

Questo romanzo è un continuo alternarsi di ricordi e pensieri, che si soffermano in particolar modo sulla riflessione della condizione della donna in uno Stato quale l’Iran.

Azar Nafisi e le sue ragazze, durante questo seminario, fanno esperienza delle più grandi capacità dei libri: la fuga dalla realtà, la capacità di unire e il potere di far riflettere su temi che il regime in cui vivono mette a tacere.

Il salotto dell’autrice, quella «stanza tutta per loro», diventa così il loro Paese delle Meraviglie e i libri il loro personale Bianconiglio col panciotto, il posto dove essere più che parte di quella fredda macchina che il loro Paese è diventato.

I capolavori citati in questo libro, così come i loro protagonisti, assumono un significato che va ben oltre inchiostro su carta, diventando parte intrinseca della storia delle eroine di Leggere Lolita a Teheran: in un mondo dove sono costrette a coprirsi in tutti i loro aspetti, i grandi libri letti e gli incontri regalano alle nostre protagoniste un luogo sicuro, un mondo dove rifugiarsi da tutto e tutti e vivere come i lori cuori desiderano.

Nel corso di tutto il romanzo la nostra autrice-narratrice fa diversi parallelismi fra realtà e libri, primo fra tutti Lolita, a cui il romanzo deve parte del suo nome. La storia raccontata da Humbert sembra quasi inscindibile da Teheran: la nostra narratrice infatti sin dall’inizio afferma di trovare impossibile dividere i suoi pensieri su Lolita e il suo ricordo di Teheran e delle sue studentesse.

La prima parte, intitolata Lolita, prende il nome dall’omonimo e ben più noto capolavoro di Vladimir Nabokov, autore a cui Nafisi si mostra fin dall’inizio estremamente legata. L’autrice ci descrive come Lolita è in grado di rispecchiare perfettamente il regime nel quale lei e le sue ragazze vivono. Così come la piccola Dolores viene infatti privata di tutto, persino del suo stesso nome, anche alle ragazze viene sottratto tutto, perché come ci dice questo libro esse non sono altro che un tentativo di plasmare un sogno: vengono private di qualunque cosa al fine di poter essere un foglio bianco da riempire con tutte le frasi e gli scarabocchi che il loro aguzzino desidera.

Il romanzo Leggere Lolita a Teheran tocca temi delicati con la delicata brutalità di una persona che narra un sogno così lontano da diventare sbiadito. Nella sua semplicità riesce a toccare temi che rendono impossibile non pensare, in una società che ormai va così veloce che il poter fermarsi semplicemente a riflettere è diventato un lusso. Tra ricordi e letteratura, Azar Nafisi con Leggere Lolita a Teheran ha deciso non solo di scrivere delle «sue ragazze», ma anche della realtà che lei, come molte altre donne, ha vissuto; di romanzi troppo temuti poiché portano alla riflessione, ma soprattutto scrive di una resilienza silenziosa e un’incrollabile volontà di non piegarsi agli altri. La prosa è scorrevole ed immersiva, tocca in modi che solo pochi libri riescono a fare, facendo diventare il lettore partecipe dei ricordi di Nafisi e trasportandolo nella Teheran in cui i personaggi vivono.

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