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Leggere Lolita a Teheran è un’opera che scava nel solco profondo tra libertà e controllo, oppressore e oppresso, letteratura e propaganda. Da queste riflessioni è nato il nostro cortometraggio: l’intento è stato quello di individuare e rielaborare il messaggio del romanzo di Azar Nafisi per creare una breve narrazione che sviluppasse gli stessi temi attraverso il nostro sguardo e la nostra sensibilità.
Al centro della scena c’è Nereide, una giovane donna che si muove in un’atmosfera sospesa, scandita dal ticchettio di orologi che sembrano contare i battiti di una società monitorata. Il corto è una riflessione sulla ribellione e sulle sue inevitabili conseguenze: la libertà, infatti, è in primis sacrificio e lotta. Attraverso il confronto silenzioso con un potere burocratico che chiede «piccole modifiche» alla propria identità, abbiamo voluto mettere in scena scelte non sempre semplici, ma espressione concreta di un’etica necessaria.
Nereide, che strappa il foglio delle modifiche nel parco, non compie solo un atto di rifiuto, ma afferma anche una verità interiore che non accetta guinzagli. Questo progetto, realizzato grazie alla curvatura New Media del nostro indirizzo e sotto la guida del docente Riccardo Bassi, rappresenta il nostro modo di vivere la letteratura e trasformarla in azione.
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