Vivere una vita in bianco e nero è ciò che ognuno di noi vorrebbe evitare per non ricadere in un leitmotiv spento e privo di entusiasmo. Eppure oggi Shirin Neshat, regista iraniana, ha dialogato con le ragazze di Direzione Futura nel corso dell’ultimo incontro di giovedì 22 gennaio di Mi Prendo il Mondo e ha spiegato quanto per lei il bianco e il nero siano l’opposto della ridondanza: secondo Neshat, rappresentano i dualismi, le contraddizioni e i paradossi che sono parte della nostra vita. Quel bianco e nero da cui eravamo partiti smette di essere il simbolo di una vita spenta e diventa uno spazio di resistenza all’interno della sua vita da artista. È in questo spazio bicromatico che Shirin Neshat restituisce la complessità della condizione delle donne iraniane: figure che osservano, fuggono lo sguardo, cantano quando non dovrebbero farlo (così come si può vedere nel cortometraggio “Turbulent”), esistono nonostante le censure, i divieti e il controllo costante. In un sistema che impone uniformità e obbedienza, il corpo femminile diventa inevitabilmente politico. Nei suoi lavori, le donne sono insieme eroine e vittime, ribelli proprio perché costrette a vivere entro confini rigidi, mentre gli uomini appaiono spesso parte di una moltitudine uniforme, legata alla tradizione e al conformismo. “Donne che si ribellano e uomini conformisti” non è solo un titolo, sono le parole che ha usato lei stessa per definire la sua poetica artistica. Anche l’opera da lei portata in scena sul palco del Teatro Regio di Parma “Orfeo e Euridice”, diventa un racconto di perdita e dolore che parla del presente ma anche delle diverse possibilità di sopravvivere al trauma della perdita di un figlio. In questo modo, il bianco e il nero non cancellano la realtà, ma la rendono più nitida: mostrano le fratture e le ferite di un mondo in cui l’arte, per essere onesta, non può che essere un atto di resistenza.