La Peste, Un libro tante scuole

Una storia che si ripete


Eleonora Di Bari


Una cosa che ti ha colpito

Albert Camus descrive in maniera suggestiva come venivano svolti i funerali, una volta esplosa l’epidemia della peste ad Orano. Le esequie si tenevano in quindici minuti circa, durante i quali i familiari si recavano nei corridori degli ospedali, o delle strutture che fungevano da ospedali, e lì vi trovavano una bara già chiusa. In seguito, il capofamiglia firmava i documenti e la bara, accompagnata dai familiari, era trasportata fino al cimitero, dove venivano svolte le funzioni funebri, mentre la cassa veniva calata nella fossa ad essa destinata.

Questo esempio di celerità era più che dignitoso per il defunto, se paragonato alle sepolture che si sarebbero effettuate di lì a poco tempo. “Le bare infatti” ci racconta Camus, “cominciarono a scarseggiare, mancavano la tela per i sudari e lo spazio al cimitero. Ci si dovette ingegnare.”

E così, dalla descrizione che segue, ogni lettore rimane a bocca aperta, stupito da come la dignità venga strappata in maniera schietta ai defunti: furono scavate due fosse comuni, destinate rispettivamente a uomini e donne, i quali venivano sepolti senza una bara, alla rinfusa, uno sopra l’altro. E in tempi ancora peggiori la distinzione fra i due sessi fu abolita per necessità.

Durante lo scorso anno, un qualsiasi lettore si sarebbe potuto ritrovare seduto su una poltrona, a leggere proprio queste pagine di “La Peste”, con la tv accesa e il telegiornale in sottofondo. Alzando lo sguardo dal libro, avrebbe visto le parole di Camus tradotte in immagini sullo schermo.

Ed ecco la nostra peste: una nuova malattia, sconosciuta, senza cure. Ha invaso tutto il mondo, con un numero elevatissimo di morti.

Lo scompiglio ha preso il sopravvento in ogni ambito, e non si è pensato che tutto quello che avremmo poi vissuto, era già stato scritto sui libri sin da Tucidide, quando i greci furono sconvolti dalla peste di Atene.

Nell’Aprile 2020 anche New York si è riempita di cadaveri, a causa dell’epidemia Covid-19; non c’era più posto per tutti nei cimiteri.

I poveri, i senza nome, i senza tetto, tutti coloro per i quali nessuno ha programmato o pagato un funerale entro 14 giorni dalla loro morte, sono stati sepolti nelle fosse comuni di Hart Island, allo stesso modo degli appestati di Camus. Persone sole in vita, sono rimaste tali anche nella morte.

È quindi vero che la storia non cambia mai, ma sono solo le epoche a cambiare? Forse sì.

Albert Camus con questo romanzo vuole ricordare agli uomini una virtù che essi potrebbero e dovrebbero possedere: la solidarietà. Se anche fosse vero che la storia non cambia, che nei secoli gli eventi si ripeteranno allo stesso modo di prima, l’uomo può cercare di cambiare, o per lo meno, di imparare qualcosa dai quei libri che raccontano la storia di una piccola città, e del mondo intero allo stesso tempo.

Una frase del libro da conservare

“Dando troppa importanza alle buone azioni, si finisce col rendere un omaggio indiretto al male: allora, infatti, si lascia supporre che le buone azioni non hanno pregio che in quanto sono rare e che la malvagità e l’indifferenza determinano assai frequentemente le azioni degli uomini.”

Durante lo scorso anno, un qualsiasi lettore si sarebbe potuto ritrovare seduto su una poltrona, a leggere proprio queste pagine di “La Peste”, con la tv accesa e il telegiornale in sottofondo. Alzando lo sguardo dal libro, avrebbe visto le parole di Camus tradotte in immagini sullo schermo.

7 commenti

  1. Riflessioni profonde utili per farci migliorare il nostro stile di vita!
    Trovo l’articolo eccellente e mi congratulo con l’autrice!

  2. Ottimo articolo, con spunti particolarmente interessanti, soprattutto per i collegamenti e le riflessioni sulla situazione attuale. Forma diretta e le elegante. Complimenti!

  3. Per analisi, lucidità e profondità di pensiero, meglio di tantissimi articoli comparsi in questo ultimo anno e mezzo!

  4. Un testo davvero ben scritto!
    Un confronto con la storia che dovrebbe ricordare agli uomini che il passato insegna ad affrontare il futuro! Brava Eleonora!

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