La Peste, Un libro tante scuole

La solitudine e la frustrazione di vivere alla giornata


Giorgia Gagliardo e Alessia Ghezzo


 

“ Benché un flagello sia infatti un accadimento frequente, tutti stentiamo a credere ai flagelli quando ci piombano addosso”. Così Albert Camus, con una sola frase, descrive il fulcro della sua opera “La peste”. Il romanzo pubblicato nel 1927 narra di un’epidemia di peste che ha sconvolto la popolazione di una cittadina algerina, proprio come la pandemia del Covid ha destabilizzato tutto il mondo.

Sembra che a distanza di quasi 100 anni l’autore abbia predetto ciò che sarebbe successo.

La storia è ambientata ad Orano, città algerina in cui aveva vissuto l’autore, dove in soli 15 giorni si diffonde la peste, che passa dai topi alle persone. Le autorità inizialmente non si accorgono della gravità della malattia e non vogliono prendere provvedimenti, ma successivamente decidono di creare un cordone sanitario, di isolare la città e viene indetto il coprifuoco alle 23.00.

I personaggi si posso dividere in due categorie: nella prima ci sono tutti coloro che, come il dottore Rieux, comprendono da subito la gravità della situazione e si adoperano per il bene della comunità, cercando di non farsi abbattere dalla paura e dal dolore; invece nella seconda si trovano le persone come Rambert, che non si arrendono all’evidenza e cercano fino alla fine di fuggire dalla realtà senza rispettare le leggi. Alla fine del romanzo i due gruppi si unificano perché la peste ha reso tutti uguali.

Protagonisti della vicenda diventano i sentimenti umani e le scelte personali: il dolore, la paura, la sofferenza, la fede, la speranza, la delusione e la lontananza dai propri cari.

Ciò che ci ha più colpito è stato il fatto che Albert Camus abbia descritto la città di Orano e i suoi abitanti in maniera molto generica, cosicché ognuno si possa immedesimare in loro in qualsiasi epoca. Infatti leggere questo libro durante la pandemia di Covid è stato un po’ pesante, perché risvegliava in noi le emozioni e le sofferenze appena provate.

La citazione che più racchiude la solitudine e la frustrazione di vivere alla giornata e che ci accomuna agli abitanti della città di Orano è “La peste aveva tolto a tutti la disposizione all’amore e all’amicizia. Poiché l’amore richiede un po’ di futuro, e per noi ormai c’erano solo istanti.”

 

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