“Quello che scrive è una reale resistenza” così Catherine Cornet, studiosa e giornalista, specializzata negli studi sul Medio Oriente e le relazioni euromediterranee, presenta Mohammed El-Kurd, scrittore, poeta e giornalista palestinese, e protagonista dell’incontro ‘Le parole piu forti’, tenutosi il 2 ottobre 2026 per il Festival Internazionale al Teatro Comunale di Ferrara. L’ultima volta che era salito sul palco del festival era stato nel 2021 per presentare la sua raccolta poetica Rifqa, opera dedicata alla memoria della nonna e simbolo della resistenza del quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme Est. Quest’anno, invece, è tornato per presentare il suo ultimo saggio, Vittime perfette e la politica del gradimento. L’incontro si è aperto con un’analisi dei due su come la narrazione dei media occidentali e l’opinione pubblica globale condizionino la solidarietà verso il popolo palestinese. La tesi centrale emersa dal dibattito è che alle popolazioni sotto occupazione si richieda spesso di aderire allo stereotipo della “vittima perfetta”: soggetti percepiti come deboli, innocui, passivi e del tutto privi di rabbia o agenzia politica, considerati gli unici requisiti per poter meritare la compassione internazionale.
“Siamo in guerra, vogliamo che la nostra parte vinca, perché per noi dovrebbe essere diverso?” si domanda El-Kurd paragonando la situazione di Gaza a quella in Ucraina.
“Come mai in Ucraina, i civili producono e usano le bottiglie Molotov, e sono sostenuti dall’opinione pubblica, mentre noi a Gaza dobbiamo solo subire e comportarci come ‘calciatori in panchina’?”
L’autore dunque, denuncia come i social modifichino la percezione della violenza, rendendola legittima o meno in base al contesto: ciò che in una situazione viene esaltato come coraggio di un popolo libero, in un’altra viene condannato o decontestualizzato.
El-Kurd ha inoltre ribadito una questione fondamentale sui diritti umani: pur dichiarandosi contrario alle organizzazioni terroristiche palestinesi, ha sottolineato che la tutela dei diritti umani e civili deve rimanere universale e applicarsi a qualunque individuo. “Nessuno può essere privato della vita o della dignità sulla base delle proprie idee o affiliazioni politiche”, ha ribadito la voce di El-Kurd.
Nella seconda parte dell’intervista, Catherine Cornet ha chiesto un parere sul nuovo docufilm ‘NAZA’, realizzato dai registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor. El-Kurd ammette imbarazzato di non averlo ancora visto, ha così colto l’occasione per spostare l’attenzione sulla sostanza del problema. Secondo lo scrittore l’attenzione deve rimanere focalizzata sulle testimonianze dei civili che subiscono quotidianamente la repressione, le demolizioni delle proprie case e gli espropri sul campo. Il rischio principale di questi documentari, sostiene El-Kurd, è che gli spettatori provino solo compassione temporanea per le vittime, senza che ciò si trasformi in un’effettiva azione politica o in un cambio di rotta contro le ingiustizie documentate.
In conclusione dell’incontro, l’autore ha rivolto un appello alla platea del teatro, esortando a prendere una posizione attiva nei confronti di ciò che si vuole cambiare, perché solo il sentimento e pensieri teorici non possono cambiare la realtà.