20 maggio 2022, Cronache, Salone del Libro 2022

L’uomo e la montagna: un rapporto che dura da tempo


Giovanni Giudice, Francesco Capone, Riccardo Maria Borca, Liceo Alfieri


La presentazione de La felicità del lupo di Paolo Cognetti edito da Einaudi è stata l’occasione per parlare della differenza tra il tempo della montagna e il tempo dell’uomo. Quest’ultimo rispetto al tempo della montagna appare insignificante, come “le mosche che girano intorno agli occhi della mucca che cerca di scacciarle con la sua coda”: sappiamo che ha avuto un’origine e che avrà una fine, ma tutto ci sembra così lontano nel tempo che la montagna ci appare eterna.

Ad esempio, l’autore ci racconta di un arbusto che aveva visto da piccolo e che dopo quarantaquattro anni è cresciuto, di un minimo forse:  tuttavia osservarlo ora gli ha permesso di riflettere sul tempo che scorre diversamente rispetto alle altre cose. Non a caso, quello che piace all’autore è l’esplorazione tanto delle montagne vergini, quanto delle montagne dei ricordi, infestate da alcuni fantasmi della sua vita: il padre o qualche amico venuto a mancare. Da qui l’interesse per i racconti che sottolineano sensazioni corporee, ad esempio lo stare a cavalluccio sulle spalle di papà, o suoni che evocano memorie d’infanzia, quali il vento e il canto degli uccellini.

Un altro argomento è stato la soggettività maschile nel paesaggio. Ci sono parti della montagna anche femminili? Secondo l’autore ciò che è più femminile nel paesaggio montanaro è il bosco, poiché è il simbolo di vita per eccellenza e ha una felicità generosa. Il bosco infatti gode nel vedere gli esseri viventi potersi riposare sotto le sue fronde. Al contrario, il lupo, e qui veniamo al titolo, ha una felicità “carnivora”. Non parliamo in questo caso del “lupo cattivo dei tre porcellini”, ma del lupo di Jack London, sua grande fonte di ispirazione. È simbolo di libertà, dell’uomo che “si inselvatichisce” e si libera appunto dagli schemi, dalle convenzioni e dalle regole della società.

Dunque il nuovo racconto di Paolo Cognetti ci invita a meditare, come ha fatto lui, sul nostro rapporto con il paesaggio e più in generale con il pianeta, lasciandoci con un pensiero molto interessante in tempi di cambiamento climatico: in realtà la Terra può vivere senza l’uomo, anzi sarà contenta quando noi ce ne andremo. Un pensiero che può spaventare, ma che è al tempo stesso stimolante.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.