Quante volte gli adulti si lamentano dei social media e degli influencer mentre ragazzi e ragazze li idolatrano? Spesso però nè gli uni nè gli altri sono veramente informati e conoscono veramente questo mondo. Così Maria Silvia Vaccarezza, professoressa associata di Filosofia morale all’università di Genova, nel suo saggio “Santi influencer”(Fandango Libri, 2026) ha analizzato il controverso mondo dei social e il suo potere di persuasione.
Vaccarezza, durante il Festival Internazionale di Ferrara ha discusso del suo libro insieme agli alunni ferraresi del liceo Carducci che lo avevano precedentemente letto.
Ma chi sono questi influencer e perché stanno assumendo un ruolo sempre più importante nelle nostre vite?
Inizialmente la professoressa ha fatto una distinzione tra quattro tipi di influencer: i creator, gli influencer, gli influencer morali e gli influattivisti.
I creator sono chiunque abbia qualche contenuto da postare che può essere di qualsiasi ambito; gli influencer hanno un impatto su un gruppo di persone, grande o piccolo che sia; invece, gli influencer morali sono come i precedenti, ma, a volte, esprimono la propria opinione nonostante il loro personaggio solitamente parli di altro; infine gli influattivisti, così chiamati da Vaccarezza, sono attivisti a tutti gli effetti, che basano i loro contenuti sulle battaglie che portano avanti e, tramite i social, riescono a raggiungere un numero maggiore di persone e a mobilitarle.
Dunque gli influencer sono diventati dei veri e propri modelli morali. Questo perché quando vengono lasciati dei vuoti morali da genitori, familiari, scuola e altre istituzioni, essi vengono riempiti da figure alternative che veicolano messaggi di importanza simile.
Inoltre gli influencer instaurano un rapporto diverso con gli utenti, basato sull’autenticità. Si mettono sullo stesso piano del pubblico, differenziandosi dalle celebrità, affinché chi li guarda possa mettersi in relazione con loro.
“I social sono uno spazio velocissimo e immediato” afferma Vaccarezza “quindi per capire chi si meriti di essere seguito, bisogna prendersi del tempo. Non bisogna chiedersi se monetizzano o meno, ma bisogna osservare se sono coerenti con il loro pensiero”.
Uno dei problemi principali dei social è che sono delle piattaforme polarizzanti: rendono i pensieri e le idee estreme e inscalfibili tramite la comunicazione e l’algoritmo. Infatti l’algoritmo profila gli utenti, registra i loro interessi e analizza i video che guardano, proponendo loro infine video che sostengano le loro idee e li facciano sentire affermati. Questo meccanismo fa sì che tendano a chiudersi in “bolle” costituite da persone che hanno il loro stesso pensiero, così da non entrare in contatto con altre idee e creare delle “tribù nemiche” che diffondono odio gli uni contro gli altri. Molti pensano addirittura che i social abbiano distrutto la democrazia, poiché con il tempo hanno acquisito un maggiore potere politico, peggiorando la qualità delle informazioni. “I social erano una novità che ci aveva reso curiosi e speranzosi nel progresso, ma adesso, a causa dei meccanismi di odio che si sono innescati, sembra che siamo tornati alla preistoria” continua la professoressa con amarezza.
Infine Maria Silvia Vaccarezza sprona a cambiare il mondo dei social, dicendo che l’unico metodo per risanare questo ambiente è solo usare i social con serietà e umanità.