Una delle tante storie del colonialismo italiano: quella di Tukuba e Makunka, due bambini africani vittime della mentalità del tempo.
In occasione del festival di Internazionale, oggi 2 ottobre, ne hanno parlato la scrittrice Igiaba Scego e la fumettista Chiara Abastanotti presentando la loro graphic novel Figli della foresta, pubblicata a maggio 2026 dalla casa editrice BeccoGiallo.
Questa graphic novel racconta la vera storia di Tukuba e Makunka, due bambini appartenenti alla tribù Akka, barattati con manufatti locali dall’esploratore italiano Giovanni Miani nella seconda metà dell’Ottocento. Le autrici, facendo un approfondito lavoro di ricerca, a partire dalle fonti di archivio, sono state in grado di raccontare e rappresentare i diversi tipi di violenza subita dai bambini, trattati e studiati come animali. In primo luogo, dovendo affrontare un’odissea di spostamenti, sono stati costretti a imparare l’arabo e l’italiano, dimenticandosi della loro lingua, che poi hanno dovuto ricordare per richiesta degli scienziati italiani, subendo gravi conseguenze psicologiche. La stessa cosa avviene quando vengono battezzati, subiscono esorcismo per essere liberati da un presunto demonio e infine ricevono un nuovo nome. Questo, quindi, un po’ alla volta li priva della loro identità, fatto che è reso anche graficamente. Inizialmente, infatti, non sono disegnati neri, ma verdi, per rappresentare il loro legame con la natura e la foresta, personificata nella dea Ndima, una figura materna dalla quale vengono strappati, provocando in loro un senso di straniamento. Nonostante sembri che questi temi non siano attuali, in realtà le autrici hanno voluto sottolineare come ancora oggi la lingua e la religione vengano imposte e utilizzate come armi, come si nota anche nelle guerre in corso. Perciò è fondamentale continuare a parlarne e non sottovalutare la violenza non armata.