Un incontro emozionante quello tra Daniel Lumera e la Direzione Futura sul trovare la propria passione e la propria ragione d’essere.
Secondo lo scrittore bisognerebbe insegnare ai ragazzi e alle ragazze a sbagliare perchè nell’errore si trova lo spazio per crescere e per addentrarsi nelle strade non battute dai propri genitori. Su questa tema racconta il giorno in cui il suo maestro spirituale lo portò in un bosco; dopo ore di cammino alla sua domanda su dove fossero diretti la sua guida gli rispose “Ovunque non ci sia sentiero”: un invito a non seguire le orme di nessuno, ma solo la vocazione che viene dal proprio cuore. Vocazione che lui ha sentito a diciannove anni, e che da allora lo spinge ad agire e svegliarsi ogni giorno. Proprio quello per lui diventa fondamentale: ciò che facciamo e ciò che siamo sono due cose molto diverse, e finché non lo avremo capito “non avremo ancora cominciato a vivere”. La coscienza di sé è la cosa più importante, e più di tutti diventa fondamentale conoscere il proprio dharma, la propria ragione.
Come tanti altri incontri del festival, anche Lumera ha parlato di amore, definendolo “Uno stato dell’essere, non un sentimento”. L’amore è qualcosa che deve venire da noi, e che nessun fattore esterno ci può dare. “L’amore è qualcosa di vivo, che è tutto intorno a noi. Noi diveniamo amore”.
Il rapporto con le altre persone viene quindi completamente ripensato, lasciando spazio al sentire e non al conoscere, ma soprattutto ai silenzi. La sua esperienza come accompagnatore al fine vita ha profondamente influenzato il suo rapporto con le parole, e ancora di più con gli spazi senza parole. Per capirsi basta uno sguardo, un silenzio che vale più di tutte le futili chiacchiere che animano molti dei nostri discorsi.
Lumera ha incantato il pubblico portando un messaggio profondo e senza tempo, parole di speranza e crescita personale, ispirando la platea intera e riempiendo i cuori degli spettatori.
Foto Credits: Spazio 5A