Nella domenica di Portici di Carta Rocco Pinto, librario ideatore dell’evento, intervista Francesca Giannone all’interno delle Gallerie d’Italia sulla sua ultima pubblicazione e sulla sua crescita come scrittrice.
E’ proprio dal romanzo di esordio “La portalettere” che ripercorre l’inizio della sua carriera nata in modo inaspettato dalla decisione di pubblicare una storia familiare, inizialmente scritta per piacere personale e quindi svincolata da pressioni esterne.
E’ proprio la sua autenticità la chiave del grande successo che ha conquistato i lettori e spianato la carriera dell’autrice. La prova dell’immediato successo risiede nella serie ormai in produzione la cui sceneggiatura è stata supervisionata dalla scrittrice stessa.
Il protagonista di questa conferenza è però “Gli anni in bianco e nero”, romanzo ambientato nella Lecce degli anni ‘60, in cui viene raccontata la storia di quattro sorelle alla ricerca della libertà in una società fortemente patriarcale. Maria, Ada, Giovanna e Mimì, la voce narrante, crescono in una famiglia dominata da un padre despota e una madre che, pur non opponendosi apertamente, attua dei sotterfugi per assicurare alle figlie un futuro migliore del suo. Questo tipo di rivolta silenziosa, a detta dell’autrice, si rivela spesso più efficace di altri tipi di opposizioni manifeste.
Ciò che accomuna tutte le protagoniste è la loro vita lavorativa, realtà inconsueta per i tempi, mezzo indispensabile per raggiungere l’indipendenza.
Un altro fattore ricorrente nei tre romanzi è la sua città natale, Lecce; per cui prova un amore paragonato da lei stessa a quello materno. Nonostante ciò per lei è stato necessario allontanarsi dalle sue radici, mossa dal desiderio di conoscere qualcuno con la sua stessa passione, la lettura. Questo distacco le ha permesso di capire la sua terra e ha smosso in lei il bisogno di valorizzarla, raccontandola come altri autori hanno fatto con altre zone del sud Italia.
Nei suoi romanzi si impegna a trasmettere il senso di sorellanza che ha vissuto durante la quotidianità della sua infanzia. Tale valore si riflette nelle quattro protagoniste del romanzo in ognuna della quale l’autrice mette una parte di sé.
Tutte quante cercano la libertà nella loro passione, che siano la lettura, la musica, l’amore o il cinema. Quest’ultimo interesse della sorella minore Mimì corrisponde alla formazione dell’autrice, che conferisce un taglio cinematografico alla narrazione.
In conclusione Giannone ci trasmette l’amore per la sua terra e le storie delle donne alla ricerca della loro libertà. 