Staffetta Dantesca

Una luce nell’Inferno


Riccardo Galluccio, V D, Liceo delle Scienze Applicate, IIS Pellati di Nizza Monferrato (Asti)


Cantica

Inferno

Canto

Canto V

Perché è importante leggere questo canto ancora oggi?

Perché Dante è immortale. La sua Commedia è un enorme attraversamento non solo dei regni ultraterreni, ma anche di tutte le sfaccettature dell’umanità. Si va dal più orribile sentimento, al valore più elevato, passando per un’infinità di personaggi e sfumature umane. L’Inferno è in generale la cantica più in “basso”, sia come collocazione fisica, sia come stile di scrittura, sia come azioni e caratteristiche dei personaggi. Basta guardare Minosse, all’inizio del canto V: nell’antichità era descritto come un sovrano grandioso, giusto, leggendario, giudicava le anime una volta entrate nell’Ade, come testimoniato da Omero nell’Odissea e da Virgilio nell’Eneide. Dante invece lo rende una parodia della giustizia divina, descrivendolo come una creatura orribile e mostruosa che però non è altro che una macchina, senza nessuna personalità o qualunque altro tratto dignitoso, che assegna alle varie anime il rispettivo cerchio, grazie alla sua coda che avvolge attorno a sé un numero di volte pari a quello del cerchio assegnato. Ritratti orribili di questo tipo sono una caratteristica molto frequente nell’Inferno, ovviamente, ma in questo canto abbiamo anche un momento particolare, ovvero la descrizione dell’amore di Paolo e Francesca. Infatti nel cerchio che Dante e Virgilio stanno attraversando si trovano i lussuriosi, la cui pena è essere trascinati in maniera perpetua da una tempesta, e tra questi Dante ne distingue due, che vanno abbracciati. Il dialogo con questi due personaggi costituisce un tema inusuale nell’Inferno, perché si parla di amore e di conseguenza si eleva anche lo stile di scrittura.

Francesca parla con Dante, racconta la loro storia, fino al compimento del peccato di adulterio. Nelle parole di Francesca si vede tutto il suo amore per Paolo, e i sentimenti che si trova a provare in quel momento. Dante non condanna l’atto in sé ma Paolo e Francesca, per aver dato più importanza all’amore carnale rispetto a quello spirituale. Dante stesso, in questo canto, condanna tutta la letteratura cortese e prende quindi coscienza di aver peccato anch’egli in opere precedenti. Nonostante questo, è chiaro come nello stesso canto si sia passati dalla mostruosità all’amore, mettendo in luce per davvero le anime condannate, non limitandosi alla loro semplice collocazione, ma fornendoci tutte le sfumature della loro personalità, creando così, nel complesso, un quadro grandioso di tutta l’umanità, non solo quella del 1300. Ecco spiegato il perché dell’immortalità di Dante.

Questo canto è, almeno finora, il mio preferito dell’intera Commedia. Per quanto io trovi sbagliato condannare come ha fatto Dante le scelte dei due amanti, trovo molto interessante che in questo canto si denotino, agli occhi di un contemporaneo, i problemi enormi imposti dalla società del passato in termini d’amore, tanto che si possono considerare giuste o meno le azioni di certi personaggi a seconda dell’epoca storica in cui ci si trova. Oggi si potrebbe affermare (almeno a mio avviso) che i due amanti siano persone buone, che non abbiano nessuna colpa, o perlomeno non così grave, e abbiano subito le ingiustizie che imponeva la società del tempo, ancora basata sui delitti d’onore, sulle armi e sui matrimoni già decisi su basi economiche e di vantaggio delle famiglie e delle entità statali.  Al di là di tutto questo, i sentimenti descritti da Francesca sono molto forti e bellissimi, impongono una vera e propria luce su tutta la cantica dell’Inferno, per il resto totalmente incentrata su orribili mostri e peccati, in un’ambientazione oscura.

La scelta di Dante però non è casuale: se non avesse operato in tale modo, infatti, forse Paolo e Francesca sarebbero stati collocati nel Purgatorio, e ciò avrebbe eliminato l’effetto di unico momento elevato di tutto l’Inferno, e avrebbe fatto anche diminuire la loro importanza, riducendole a classiche anime in attesa di espiare i propri peccati, come tutte le altre, facendo quindi perdere le loro storia tra le altre storie simili.

Il V canto è attuale anche a livello di un discorso etico sulla giustizia: è come se la “luce” infernale emanata dai due amanti fosse messa in dubbio: essa è davvero infernale (poiché è collocata nell’Inferno) e quindi è giusta la loro condanna, oppure essendo una luce assomiglia alla luce divina, e quindi è giusto considerarle persone buone, nonostante il peccato commesso? Dante la sua risposta la fornisce, ma non è detto che sia l’unica. Se davvero la Commedia è invece “aperta” (com’è a mio avviso), diventa anche occasione di confronto e di discussioni particolari su questi temi. Dante ci ha quindi fornito un’opera immortale, che farà parlare di sé per sempre.

Una terzina, o dei versi di Dante da conservare

Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia:

essamina le colpe ne l’intrata;

giudica e manda secondo ch’avvinghia. (vv. 4-6)

 

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,

prese costui de la bella persona

che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.

 

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,

mi prese del costui piacer sì forte,

che, come vedi, ancor non m’abbandona.

 

Amor condusse noi ad una morte.

Caina attende chi a vita ci spense”. (vv. 100-107)

Se questo canto fosse una canzone, un film, una serie tv

Claver Gold, Murubutu: Minosse (brano musicale)

Claver Gold, Murubutu, Giuliano Palma: Paolo e Francesca (brano musicale)

L’autore/autrice di questo articolo viene da

Nizza Monferrato (AT)

Scuola

IIS Pellati, Nizza Monferrato (Asti)

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