Cronache, Sabato 16 maggio 2026, Salone del Libro 2026

Gli Eugenio in Via Di Gioia: una band che non si potrà mai sciogliere


Filippo Andolfatto, Greta Bianchetti

Liceo Classico Vittorio Alfieri - Torino

“Non ci scioglieremo mai o se ci scioglieremo sarà per colpa del cambiamento climatico.” È con questa battuta che gli Eugenio in Via Di Gioia si sono presentati alla XXXVIII edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino.
La celebre band torinese si è cimentata nella scrittura del loro primo libro “Storie di una band che non si è ancora sciolta”, edito da Rizzoli.

A metterli alla prova sul palco ci ha pensato un presentatore d’eccezione, Arturo Brachetti. Il celebre trasformista ha deciso di sfidare i membri del gruppo mettendoli l’uno contro l’altro in una gara all’ultimo aneddoto, per testare se siano davvero così uniti come dicono.

Ha Iniziato Emanuele Via raccontando i tempi in cui era il volto meno noto del gruppo e non veniva mai riconosciuto dalle persone, tanto da far nascere buffi equivoci.
Ad esempio una ragazza al Politecnico vide un adesivo della band sul portafoglio di Emanuele e, invece di riconoscerlo, gli chiese se anche lui ascoltasse gli Eugenio in Via Di Gioia.

La sfida è continuata e questa volta è toccato a Paolo Di Gioia che ha raccontato dello strano palato di Eugenio Cesaro.
Ha raccontato, ad esempio, di una volta dal kebabbaro: mentre il resto della band lo aveva reputato scadente, Eugenio lo promosse a pieni voti, definendolo il migliore della sua vita e arrivando persino a fare i complimenti allo “chef”.  La stessa scena si ripetè con i croissant di un hotel: tutti i componenti della band li ritenevano surgelati di bassa qualità, mentre a Eugenio piacquero così tanto da chiedere alla barista se fossero artigianali.

Lorenzo Federici invece ha descritto i loro primi concerti fallimentari. Nel 2016 la band aveva organizzato un mini-tour di tre date in tutta Italia, ma fu un tale disastro che alcuni membri si chiesero se stessero percorrendo la strada giusta.

Infine Eugenio Cesaro ha raccontato del suo difficile rapporto con il Cubo di Rubik.
Quando si ruppe la gamba passò gran parte del suo tempo a competere contro se stesso per arrivare a risolverlo nel minor tempo possibile. Un giorno in metropolitana si ruppe il famoso rompicapo: tutti i pezzi caddero e si persero in quell’occasione.
Il cubo per loro ora è la metafora dell’universo, che esplode come il Big Bang in mille pezzi.

L’incontro si è concluso con una loro breve esibizione che ha suscitato grande entusiasmo da parte del pubblico.

 

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