“Sono le armi che ti usano non tu che usi loro” è questo il concetto da cui parte Daniele Nicastro nel libro “Vespe nella testa” (Einaudi ragazzi)
Ci racconta la sua passione per le storie, quelle che scriveva per la madre per scusarsi dei suoi costanti ritardi, ma anche quelle dei videogiochi, dei fumetti e degli sceneggiati .
Il libro nasce dai racconti delle lettrici che lo seguono sui social e dalle loro pessime esperienze : il bullismo al femminile e la difficoltà a parlarne con qualcuno.
Durante l’incontro, l’autore insieme al pubblico ha cercato di definire l’identikit di un bullo ed è arrivato alla conclusione che il bullo è una persona cresciuta senza nessun aiuto e che riversa sugli altri quello che ha vissuto in prima persona.
Gemma, la protagonista del libro, è costantemente arrabbiata con tutti, con tre sue compagne di scuola che la prendono in giro, con i suoi professori che non la aiutano e con la sua famiglia disastrosa che non la capisce.
Non riesce ad esprimere le sue emozioni neanche con la sua migliore amica Enia, l’unico con cui si è aperta è il suo vicino di casa Astolfo che l’autore definisce il classico “accumulatore seriale”: tutti gli oggetti che conserva hanno un importante significato e sono ricordi fondamentali per lui e per la sua memoria.
Ma arriva un giorno in cui la sottile linea del limite viene superata al punto che scopre di avere dei poteri che le permettono di comandare uno sciame di vespe.
Alla fine Gemma decide di difendersi e rispondere alle bulle senza abbassarsi al loro livello: siate voi stessi anche quando la rabbia punge è il messaggio che l’autore ci vuole lasciare.
Curino Anna e Liberto Ludovica