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Il romanzo di Azar Nafisi, proposto dal Salone Internazionale del Libro di Torino, si è rivelato un punto di partenza capace di aprire spazi di riflessione: un invito a interrogare la libertà nelle sue forme più sottili, nei gesti minimi, nelle scelte che contribuiscono a definire chi siamo. Non un modello da imitare, ma una soglia da attraversare. A partire da quella lettura, abbiamo scelto di spostare lo sguardo nel presente, interrogando cosa significhi oggi parlare di libertà a Teheran.
È nato così Varchi di libertà, là dove la lettura apre spazi e il pensiero prende forma: un progetto di design narrativo e ingegneria dell’immaginario che ha coinvolto quaranta studentesse e studenti di due classi di liceo scientifico, in un percorso di creazione condivisa. Un lavoro che intreccia letteratura, arte, musica e attivismo, mantenendo viva la tensione tra consapevolezza politica e ricerca estetica.
Attraverso un processo di app smashing, ThingLink è diventato uno spazio immersivo e multisensoriale in cui idee, immagini, suoni e parole si sono stratificati in una narrazione plurale. Ognuno ha contribuito con il proprio sguardo: un dettaglio significativo, una domanda aperta, un collegamento inatteso. Ne è nato un ambiente narrativo che non si limita a restituire il romanzo, ma lo attraversa e lo rilancia, facendo emergere ciò che la lettura ha generato in ciascuno.
Varchi di libertà è uno spazio simbolico e insieme concreto: una stanza nascosta in cui la libertà si esercita e si immagina. Qui si parla di donne, di voce, di corpo, di possibilità. Qui la libertà emerge nei gesti minimi e nelle scelte quotidiane, come pratica viva e condivisa.
Ma soprattutto è uno spazio condiviso, in cui lavorare insieme ha significato riconoscere che la libertà prende forma nel confronto, nella responsabilità e nella costruzione di uno sguardo plurale. Questo progetto restituisce proprio questo: un attraversamento collettivo che nasce da una storia, ma continua nelle voci che l’hanno abitata e trasformata. E, soprattutto, parla con la nostra voce.
Vi invitiamo a visionarlo al seguente link che conduce all’ambiente interattivo:
https://www.thinglink.com/view/scene/2108133688477745638
Una volta dentro, lo spazio si rivela attraverso i personaggi e gli oggetti: ciascuno è «parlante» e custodisce una storia, un approfondimento, una suggestione. Cliccando sui diversi elementi, si attivano contenuti multimediali — testi, immagini, suoni — che compongono il percorso.
Non esiste un ordine prestabilito: l’esplorazione è libera. Tuttavia, un possibile punto di partenza è la figura della professoressa, identificata dal tag col titolo È un disordine che non chiede scusa: è il nostro modo di respirare. Da lì, il percorso può diramarsi in molte direzioni, seguendo connessioni, rimandi e intuizioni personali.
Lasciatevi guidare dalla curiosità: è nello sguardo che si sofferma e nell’ascolto che si costruisce il senso dell’esperienza.