Laboratorio, Leggere Lolita a Teheran 2026, Un libro tante scuole

Spezzare il cerchio


Florio Ginevra Classe 3C Scientifico

Liceo G.B. Impallomeni - Milazzo (ME)

Nome Scuola

Liceo G.B. Impallomeni

Città Scuola

Milazzo (ME)

«Avevo domandato alle mie studentesse se ricordavano la scena del ballo in Invito a una decapitazione: il carceriere invita Cincinnatus a ballare. […] Il movimento circolare del ballo è anche il movimento principale del romanzo. Finché accetterà il mondo fasullo che i carcerieri gli impongono, Cincinnatus resterà loro prigioniero e si muoverà in cerchio, come in cerchio si muovono le sue giornate tutte uguali. Il peggior crimine di un regime totalitario è costringere i cittadini, incluse le vittime, a diventare suoi complici. Farti ballare con il tuo carceriere, così come farti partecipare alla tua esecuzione, è un atto di estrema brutalità. Le mie studentesse lo vedevano succedere nei processi in televisione e lo sperimentavano in prima persona ogni volta che uscivano in strada vestite come altri dicevano loro di vestire.»

Iran. 1995. Azar Nafisi, poco dopo aver dato le dimissioni dal suo ultimo incarico accademico, si ritrova un giovedì mattina nel suo soggiorno con alcune delle alunne migliori del suo corso per parlare di Letteratura. In particolare, per parlare dei testi censurati dalla Repubblica Islamica, ormai assimilabile a tutti gli effetti a un regime totalitario. L’autrice invita le sue alunne a riflettere sul movimento circolare che caratterizza sia la società di cui parla Nabokov nel suo romanzo Invito a una decapitazione sia la società iraniana post rivoluzione islamica. Tale movimento circolare porta sempre alla stessa conclusione: ad una limitazione della libertà unita a forme di condizionamento che intendono piegare la volontà del cittadino.

Azar descrive infatti a noi lettori, in modo straordinariamente coinvolgente, come il regime stravolga la vita degli studenti e dei docenti universitari. Mi è rimasto impresso il racconto Sanaz che, durante una innocua gita con le amiche, finisce per essere arrestata e umiliata dai guardiani della rivoluzione. L’autrice racconta anche delle manifestazioni che, in un battito di ciglia, si trasformavano in veri e propri momenti di repressione e di violenza a causa della brutalità delle guardie al servizio del governo.  Secondo Azar Nafisi l’unico modo per spezzare questa spirale tragica è quello di rivendicare la propria individualità, ciò che ci rende diversi l’uno dall’altro, così da resistere e opporsi agli oppressori.

Quei semplici incontri durante il giovedì mattina, in grado di trasformare il soggiorno in un vero e proprio rifugio, non sono quindi solo un modo per parlare di Letteratura e di classici proibiti ma anche uno strumento per spezzare la morsa del regime. Leggere Lolita a Teheran non è solo un omaggio alla memoria di quegli incontri del giovedì, ma un richiamo universale: la libertà inizia dove finisce il ballo forzato con il carceriere e dove l’individuo riprende finalmente a camminare verso una direzione scelta da sé.

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