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Il mondo è veramente strano: pensiamo a Paesi come il nostro, dove noi studenti veniamo quasi costretti a leggere i grandi classici; e pensiamo poi ad altri Paesi, apparentemente lontani, come l’Iran, dove gli stessi libri, che qui rappresentano un dovere culturale, sono invece proibiti. E allora come possono i medesimi libri rappresentare sia una costrizione, qui, che un privilegio, lì? Sarebbe un paradosso. Eppure c’è una spiegazione: qualsiasi siano le circostanze, dovunque il lettore si trovi, nel momento in cui apre un libro sta anche aprendo la porta di un mondo nuovo, tutto suo, un mondo magico dove non esistono più vincoli esterni, dove non ha più importanza se leggiamo per rabbia, per obbligo, per disperazione o per passione. Si aprono le porte di una nuova realtà in cui ci siamo solo noi, il narratore e i personaggi del racconto. Nessun altro. Sia che veniamo costretti a leggere, sia che lo desideriamo profondamente, quando un libro ci tocca l’anima e ci porge le chiavi per accedere a quel mondo isolato e libero, è impossibile non approfittarne e non essere travolti dalla voglia di sognare e di esprimerci.
In una realtà in cui le donne sono costrette a diventare «prodotti dei sogni di qualcun altro» questo libro ci dimostra si possa sfuggire all’oppressione dei regimi totalitari e vivere, in libertà, i propri sogni dalle mille sfaccettature attraverso le gialle pagine di un buon libro. E’ incredibile quanto poco peso noi ragazzi diamo alle nostre diversità, alla libertà di seguire i nostri sogni, di decidere cosa vogliamo essere e cosa vogliamo diventare, di plasmare quindi la nostra intera personalità basandoci soltanto sul nostro giudizio. E pensare, invece, che quando Nafisi, la brillante professoressa delle giovani ragazze, pone loro la fatidica domanda: «Che immagine hai di te stessa?», quasi nessuna riesce a rispondere. Ma d’altronde, com’è possibile farlo? Com’è possibile guardarsi allo specchio e non vedere altro che l’ombra di sé vestita dei neri desideri degli altri? E soprattutto, com’è possibile essere così abituati all’oppressione da sentirsi persi senza di essa? Da farne le fondamenta per la propria personalità? Yassi, una delle protagoniste, dice di non riuscire a togliersi il velo, nonostante non significasse nulla per lei, perché le trasmetteva sicurezza.
Nei romanzi, però, le sette ragazze riescono a sentirsi vive, a svestirsi dei loro veli neri, a crescere, e danno inizio così a una rivolta silenziosa ma altrettanto potente. «Tutte le grandi opere di narrativa, per quanto cupa sia la realtà che descrivono, hanno in sé il nocciolo di una rivolta, l’affermazione della vita contro la sua stessa precarietà. […] La perfezione e la bellezza del linguaggio si ribellano alla mediocrità e allo squallore di ciò che descrivono. Ecco perché ci piace Madame Bovary e piangiamo per Emma, perché leggiamo Lolita e il nostro cuore si strugge per la sua piccola, volgare, poetica e sfacciata eroina». Nella letteratura, dunque, vive quella fiamma di rivolta che può sembrare una docile lucina in fuga, ma che in realtà è un vero fuoco che scalda integralmente i cuori dei lettori. E dei cuori ardenti, vivi, colmi di speranza, di sogni e progetti sono molto più pericolosi e potenti di tutte le armi di censura e prigionia.
Che cos’è, dunque, la libertà? Dov’è? Forse si trova proprio in questo mondo, nel mondo della letteratura. Un mondo trasversale, che appartiene a ogni essere umano nel modo più universale possibile, ma che per ognuno rappresenta qualcosa di diverso. Ogni lettore leggendo un libro è libero di interpretarlo, di cogliere ciò di cui più ha bisogno e che gli interessa di più, di dargli un valore e un’importanza in base al proprio vissuto e di utilizzare questa facoltà per formare la propria personalità. Non è facile dire cosa sia la libertà, ma se c’è un luogo in cui può essere trovata, questo è di certo la letteratura.
E qual è la forma più grande di libertà se non l’immaginazione? Come hanno potuto salvarsi le protagoniste se non immaginando di vivere in libertà, di amare senza doversi nascondere e di sognare senza dover essere punite, al risveglio, per aver sorvolato le imposizioni dell’oppressione, anche solo per poche ore? «La mia fantasia ricorrente è che alla Carta dei Diritti dell’Uomo venga aggiunta anche la voce: diritto all’immaginazione. Ormai sono convinta che la vera democrazia non esiste senza la libertà di immaginazione e il diritto di usufruire liberamente delle opere di fantasia. Per vivere una vita vera, completa, bisogna avere la possibilità di dar forma ed espressione ai propri mondi privati, ai propri sogni, pensieri e desideri; bisogna che il tuo mondo privato possa sempre comunicare col mondo di tutti. Altrimenti, come facciamo a sapere che siamo esistiti?»