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Nell’ultima sezione del libro Leggere Lolita a Teheran l’autrice Azar Nafisi mette in parallelo la struttura dei romanzi rosa di Jane Austen con la realtà repressiva dell’Iran degli anni 90′. Jane Austen può sembrare al primo sguardo superficiale, la scelta meno probabile per un gruppo di donne che vivono sotto un regime teocratico, eppure per le studentesse diventa una guida rivoluzionaria. Jane Austen è una scrittrice del XIX secolo immersa nelle rigide convinzioni dell’Inghilterra di quel secolo. In vita non fu una celebrità, pubblicò i suoi romanzi in modo anonimo, non si sposò mai, conducendo una vita apparentemente tranquilla. Tutto ciò però le permise di osservare con occhio acutissimo le dinamiche sociali del tempo. Nonostante le trame ruotino spesso attorno al matrimonio, definirla scrittrice di storie d’amore è riduttivo. Il suo vero strumento è l’ironia, la sua straordinaria capacità di prendere in giro le ipocrisie della nobiltà senza mai risultare volgare. I suoi protagonisti non sono stereotipi, sbagliano, imparano e crescono. Il suo capolavoro è Orgoglio e Pregiudizio: la trama è incentrata su Elizabeth e Mr.Darcy. Il loro rapporto è inizialmente segnato dal pregiudizio di lei e dall’orgoglio di classe di lui, ma la storia si evolve con una grande crescita dei protagonisti. Nel libro di Austen l’ironia è una forma di libertà. Per le protagoniste di Nafisi, in un contesto come quello della Repubblica islamica, ridere delle assurdità del potere è un modo per non farsi annientare. La ricerca della felicità individuale si ottiene attraverso l’autocorrezione, e in Iran si trasforma in una sfida politica. Negli anni 90′ il regime pretende di definire l’identità della donna attraverso duri obblighi e divieti. La scrittrice afferma che «le donne si credono condannate all’infelicità» e successivamente troviamo un dialogo:
« Come pensi di convincerle che invece la felicità sia un diritto?
– Sicuramente non incoraggiandole a fare la vittima, devono imparare a battersi ».
Inoltre, nel XIX secolo il regime censura libri e film stranieri e l’autrice spiega come le discussioni venissero interrotte da chi considerava immorali i classici. La più grande difficoltà, però, emerge riguardo al tema del matrimonio, che non si basava sull’amore ma era un modo per ottenere protezione sociale. Il sistema riduce il valore delle donne a metà di quello dell’uomo. Molte volte il matrimonio sfocia in violenza come nel caso della studentessa Azin, per cui le violenze fisiche e mentali non sono considerate dal giudice motivo sufficiente per concedere il divorzio. Le donne sono private di ogni forma di libertà. Nafisi spiega che il matrimonio giusto è quello in cui entrambi i partner sono pari e si correggono a vicenda. Il libro termina con la partenza di Nafisi per gli Stati Uniti. Partire è diventato l’unico modo per proteggersi, la letteratura ha fornito le armi necessarie alle ragazze per vivere con consapevolezza, ma con l’obiettivo di testimoniare le loro storie al mondo.
Quando i confini diventano una prigione e le leggi dello Stato calpestano l’identità delle persone, i libri offrono un nuovo mondo. La vera democrazia e libertà iniziano nella mente , attraverso il rispetto degli altri. La patria portatile è quello che non può mai essere tolto, anche sotto i bombardamenti delle guerra. Ricordiamoci sempre che queste realtà esistono, non è immaginazione, né fantascienza, ma quotidianità. Da studentessa sento il profondo dovere di ricordarle, di manifestare e di parlarne, sempre. Leggiamo,studiamo e approfondiamo, non giriamoci mai dall’altra parte, e solo cosiì, ci sarà una speranza, per Tutte!!