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Nella quarta parte del libro Leggere Lolita a Teheran Azar Nafisi e le sue allieve si dedicano alla lettura di Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen. Il libro è ambientato nell’Inghilterra dell’800 e apparentemente sembra molto distante dalla realtà che vivono le donne nell’Iran della Repubblica Islamica, poiché parla di balli, matrimoni e contrasti amorosi. In realtà anche le protagoniste di Austen vivono in un mondo nel quale le donne sono limitate da leggi sociali o sono considerate merci di scambio: nel libro Orgoglio e Pregiudizio il matrimonio non rappresenta un legame d’affetto, ma è una questione principalmente economica. Lo stesso è nella realtà dell’Iran, come spiega perfettamente Azin che dice: «La Repubblica Islamica ci ha portato indietro ai tempi della Austen! Oggi le ragazze si sposano perché le famiglie le costringono, per poter emigrare, per assicurarsi la stabilità economica o per il sesso, per tutte le ragioni possibili, ma mai per amore.» In realtà, come dice anche Manna: « Siamo molto indietro anche rispetto ai tempi della Austen.»
Le donne dell’Iran della Repubblica Islamica vedono il matrimonio non come luogo d’amore, ma come un luogo di prigionia e sottomissione proprio come ci racconta Azin, il cui marito la picchia e poi cerca di farsi perdonare giurando amore eterno. Nonostante questo, Azin non può divorziare, perché teme che lui le tolga la bambina: infatti, per come funzionano i tribunali, non sarebbe stato difficile per il marito ottenere la custodia della bambina, dal momento che le violenze fisiche e mentali subite dalla donna non sono considerate dai giudici motivo sufficiente per concedere il divorzio. Nafisi e le ragazze scherzano su questi giudici e sulle legnate che spettano alle loro mogli.
L’ironia non rientra solo in questo contesto, ma è presente e persiste durante tutta la lettura del libro: le ragazze imparano a usarla proprio leggendo lo stesso. L’ironia di Austen è fondamentale per creare un distacco tra le ragazze e il rigido regime: tramite l’ironia riescono a sminuirne l’influenza, infatti quando si ride dell’assurdo, il potere perde il suo peso. Il Regime penetra a fondo nella vita delle donne iraniane, che si vedono private dei propri spazi intimi. Le donne, soprattutto le allieve di Azar Nafisi, si credono destinate all’infelicità, perché incapaci di capire che la felicità è un diritto. Azar Nafisi trova la sua felicità quando decide di lasciare l’Iran; è una decisione molto difficile perché non vorrebbe abbandonare le sue allieve e la sua patria, ma per poter essere felice e prendere finalmente in mano la sua vita è la decisione migliore. Nonostante abbia deciso di lasciare il suo Paese di certo non lo avrebbe dimenticato, al contrario è decisa a scrivere un libro in cui ringrazia la Repubblica Islamica per tutto quello che le aveva insegnato, per non dimenticare chi era stata e quanto aveva affrontato. È importante il concetto di patria portatile, perché mentre i territori e le situazioni cambiano la letteratura che ha sede nella mente di chi legge non può andare perduta.