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Il quarto capitolo di Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi è incentrato sull’autrice Jane Austen e si concentra in particolar modo su due libri: Orgoglio e Pregiudizio e Mansfield Park. I protagonisti di queste due opere sono molto differenti tra di loro, ma il significato delle loro storie colpisce particolarmente tutte le studentesse del seminario di Azar Nafisi, clandestino poiché le ragazze entrano una alla volta nella casa della professoressa per non dare nell’occhio. In Orgoglio e Pregiudizio è presente un forte uso dell’ironia, che non è utilizzata come semplice scelta stilistica ma come un modo di stare al mondo. La protagonista, Elizabeth Bennet, ne è il simbolo, perché vediamo che osserva, giudica e smonta le pretese di Mr. Collins, rifiutando ad esempio la proposta di matrimonio dello stesso nobiluomo anche se accettarla avrebbe migliorato di gran lunga la sua condizione di vita. Ma perché definisco questa ironia come «un modo di stare al mondo»? Perché Leggere Lolita a Teheran è ambientato nella Repubblica Islamica, che impone una visione unica e totalizzante del mondo e che non ammette alternative in alcun modo possibile. L’ironia austeniana insegna invece che ogni tipo di realtà può essere riletta e che esiste sempre un punto di vista diverso rispetto a quello imposto. In questo senso, ridere e sorridere nei confronti di ciò che opprime non è un segno di resa, ma una forma inviolabile di libertà. Austen scrive Orgoglio e Pregiudizio circa due secoli prima rispetto a Nafisi e alle studentesse, ma la sua ironia dimostra già come si sopravvive con dignità in una gabbia sociale.
Elisabeth ci fa comprendere anche un altro principio importantissimo, ovvero quello della felicità individuale che scorgiamo quando rifiuta Collins, perché non vuole qualcosa da cui trarre vantaggio, ma qualcosa che sia giusto per sé. Nafisi fa lo stesso quando decide di lasciare la sua Teheran per andare negli Stati Uniti: si può parlare di felicità individuale, perché in questo modo fugge, insieme alla sua famiglia, dalla terribile situazione del suo paese, dalla situazione disastrosa delle donne sotto il totale controllo del regime totalitario, in cui anche il privato diventa politico, e dal conflitto tra Iran e Iraq. Allo stesso tempo, però, la scelta dell’autrice rappresenta l’unico modo per salvare la sua Teheran, perché attraverso la pubblicazione di nuovi libri, incentrati sulla situazione nel suo Paese, sarebbe riuscita a divulgare nei luoghi in cui la mentalità è più aperta alle problematiche politiche e morali la condizione in cui gli iraniani sono costretti a vivere. E’ proprio questo su cui si basa il principio di patria portatile: è nella lettura il posto in cui le ragazze iraniane possono trovare spazio e libertà e dove il regime non può in alcun modo intervenire. Questo libro mi ha fatto cambiare l’idea che avevo nei confronti della lettura: ho sempre ritenuto che i libri fossero un passatempo e in alcuni casi modi per arricchirsi culturalmente. Dopo aver letto Nafisi, però, ho capito che in alcune parti del mondo la lettura non è un modo per fuggire alla realtà, ma un modo per resistere ad essa rimanendo se stessi e per tenere viva una parte di sé che il regime vuole spegnere. E la letteratura? Secondo me ha un ruolo anche di maggior importanza, perché nello studio possiamo trovare rifugio da un società che diventa sempre più corrotta e ingiusta. Concludendo, reputo che la letteratura rappresenti una grande forma di resistenza in quanto ci insegna anche il modo con cui dobbiamo affrontare situazioni ostili.