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Il libro Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi è un’analisi politica e psicologica su come il regime totalitaristico iraniano azzeri completamente l’individualità e l’identità dei cittadini, appropriandosi del diritto di modificare completamente l’immagine delle persone. La realtà privata, che comprende gusti, passioni e amore è considerata illegale laddove non coincida con gli ideali dell’Ayatollah e dello Stato. A questa «confisca della realtà» la professoressa Nafisi contrappone un seminario a casa sua ogni giovedì mattina. Lei e sette delle sue studentesse più capaci, scelte poiché possedevano una «combinazione di coraggio e fragilità» si riuniscono per leggere ed interpretare i più grandi classici della letteratura occidentale. Attraverso questi seminari, le ragazze ritrovano finalmente il diritto di essere individui complessi, dotati di una propria personalità e di una grande sensibilità critica. Il salotto della Nafisi diventa per loro un luogo in cui la realtà può essere «riconquistata». Le ragazze che partecipano a questi incontri rappresentano i differenti frammenti dell’animo femminile iraniano nel contesto post-rivoluzionario, e ognuna di loro porta un pezzo di realtà distinto nella casa della professoressa: non sono quindi un gruppo monolitico di vittime della società, ma sono tutte diverse, discutono e interpretano in maniera variegata ciò che leggono.
É descritta precisamente anche una forma di dualismo: ciò che avviene nei seminari corrisponde alla realtà autentica, quando le ragazze si spogliano della maschera imposta dalla società e si distaccano da ciò che accade fuori. L’esterno è invece la realtà confiscata, censurata, in cui le donne dietro il velo sono considerate ombre senza volto, controllate dalle pattuglie della morale. L’argomentazione di Azar risiede nel paragone tra Lolita, protagonista del capolavoro omonimo di Nabokov, e le donne iraniane, in parallelo a quello tra Humbert e lo Stato Islamico dell’Iran. I punti di contatto diversi. Troviamo ad esempio la negazione del passato: Humbert vuole cancellare l’infanzia di Lolita, mentre lo Stato vuole eliminare la cultura pre-rivoluzionaria. Vi è anche la riscrittura dell’immagine: l’aguzzino modella l’immagine della ragazzina a suo piacimento e lo Stato impone un’uniforme obbligatoria a tutte le donne. Abbiamo anche l’isolamento: Humbert e il regime isolano infatti completamente le proprie vittime per renderle dipendenti da loro.
In questo libro, quindi, la letteratura diventa una vera e propria forma di resistenza alla «realtà confiscata» per le studentesse, poiché le aiuta a comprendere la realtà autentica e a riscoprire la loro voce e la loro identità. A dimostrazione di ciò c’è il fatto che all’inizio del racconto non sono in grado di descrivere la propria immagine, mentre dopo l’esperienza riescono tutte ad esprimersi. Quindi, ciò che le ragazze ritrovano nella letteratura non è solo un modo di evadere dal contesto storico in cui si trovano, ma è molto di più: uno strumento fondamentale per conoscere meglio ciò che le circonda e sviluppare un pensiero critico basato sulle proprie idee e non sulla base di quello che viene imposto dall’esterno.