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Il libro Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi racconta l’esperienza di una professoressa iraniana che, dopo aver lasciato l’università a causa delle restrizioni imposte dal regime, decide di riunire segretamente alcune sue ex studentesse per leggere insieme romanzi della cultura occidentale proibiti. Questo gesto, che potrebbe sembrare semplice, assume in realtà un significato molto profondo: diventa una forma di resistenza e un modo per difendere la propria libertà di pensiero.
Uno degli aspetti che ci ha colpito di più è la condizione delle donne in Iran. Dal libro emerge chiaramente come siano sottoposte a numerose limitazioni, sia nella vita quotidiana sia nei diritti. L’obbligo di indossare l’hijab, il controllo da parte della società e degli uomini, e le discriminazioni legali fanno capire quanto sia difficile vivere liberamente. Anche se la storia è ambientata negli anni ’90, è facile collegarla alla situazione attuale: ancora oggi molte donne iraniane lottano per i propri diritti e le proteste degli ultimi anni dimostrano che il desiderio di libertà non è mai scomparso. La sensazione principale che abbiamo provato leggendo è stata quasi quella di un «dejà vu al contrario». È strano: il libro racconta fatti di anni fa, ma nella nostra mente tornano immagini molto attuali, come quelle legate alle proteste dopo la morte di Mahsa Amini e al movimento Donna Vita Libertà, oppure il gesto simbolico di una ragazza che brucia l’immagine di Ali Khamenei con una sigaretta: un atto molto forte, che rappresenta il rifiuto del controllo e della paura.
Un altro tema fondamentale è il valore della letteratura. Per le protagoniste, leggere non è solo un passatempo, ma un modo per sentirsi vive e libere. Nei libri trovano emozioni, possibilità e idee che nella realtà non possono esprimere. In questo senso, la lettura diventa uno spazio personale dove nessuno può imporre regole.
Ci ha colpito anche il contrasto tra ciò che succede fuori e dentro la casa della professoressa. All’esterno c’è una realtà rigida, controllata e piena di paura; all’interno, invece, le ragazze possono togliersi il velo e mostrarsi per quello che sono davvero. È come se in quella stanza riuscissero finalmente a essere sé stesse. Questo momento rappresenta non solo una libertà fisica, ma anche mentale.
Uno degli episodi che abbiamo trovato significativo è quello del processo al romanzo Il grande Gatsby, in cui il libro viene accusato di essere immorale. Questa scena fa capire quanto la cultura e l’educazione possano essere influenzate dall’ideologia dominante. Alcuni studenti arrivano a giudicare il romanzo senza un vero spirito critico, semplicemente perché seguono ciò che è imposto dal sistema. Questo ci ha fatto pensare a quanto sia importante sviluppare una propria opinione e non accettare passivamente ciò che viene detto dai potenti.
Il libro non sempre ci ha coinvolto completamente, perché in alcuni punti lo abbiamo trovato piuttosto lento. Tuttavia, i temi trattati sono molto importanti e fanno riflettere. Attraverso la storia di queste donne, abbiamo capito meglio una realtà diversa dalla nostra e allo stesso tempo tanto presente sui notiziari dei giorni nostri.