Laboratorio, Leggere Lolita a Teheran 2026, Un libro tante scuole

Quando i libri diventano ricordi: la letteratura come identità e resistenza


Sofia Iannetti, 3F

Liceo scientifico G. Alessi - Perugia

Nome Scuola

Liceo scientifico G. Alessi

Città Scuola

Perugia

Una delle mie parti preferite del libro Leggere Lolita a Teheran è il collegamento che viene fatto tra il leggere e il ricordare, in cui Azar Nafisi descrive come rileggendo alcuni libri i ricordi le piovessero addosso a poco a poco come la pioggia. Questa per me è una delle scene più significative legate al seminario perché la protagonista non sceglie di associare alle sue allieve ricordi di casa, ma ricordi di letteratura. Non penso che ci capiti di frequente di pensare a una persona tramite un libro, soprattutto perché si tende a preferire la visione di film o serie tv. Personalmente mi è capitato solo con una delle mie migliori amiche, che regalandomi una copia di uno dei suoi libri preferiti è come se mi avesse donato un piccolo pezzo di sé. Condividendo le letture, così come facevano Azar e il «mago», si arriva a comprendere meglio il carattere di una persona, perché è come se riuscisse a svelare una piccola sezione delle sue riflessioni più intime e personali.

Sostengo che la scelta dell’autrice di lasciare il paese non sia stata una sconfitta personale, ma dimostri ancora una volta il trionfo della letteratura sull’ignoranza. Se infatti non avesse avuto questa passione che la caratterizzava così tanto, non sarebbe mai stata in grado di porsi determinati interrogativi e distaccarsi da ciò che la stava annientando.

Il gesto finale ci fornisce quindi molte risposte, specialmente sull’influenza dei libri nella nostra vita. È proprio per questo che credo che si stia investendo troppo poco nel valore della cultura. Un Paese che è in grado di riflettere sembra pericoloso solo a chi non è aperto alle opinioni altrui e cerca quindi di sabotarle sin dal principio.

Leggere Lolita a Teheran mi ha ricordato un altro libro che mi ha scosso molto, L’eleganza del riccio,  perché attraverso le riflessioni di una ragazzina, si comprende il disagio sociale di chi non è svantaggiato economicamente, ma si sente fuori luogo ed escluso in ogni contesto in cui si trova. La protagonista, così come Azar Nafisi, fa molte citazioni dai romanzi che l’hanno segnata, criticandoli e apprezzandoli, ma facendo comunque comprendere quanto sia stata di ispirazione la loro lettura.

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