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«La guerra è una benedizione divina»,
ma per chi? Amir et Layla si svegliano la mattina,
scoprono che la prima bomba è stata lanciata
e la loro vita per sempre cambiata.
Un certo «Capo» si sente legittimato
a decidere cos’è giusto e cos’è sbagliato:
per le donne il velo è giusto portare
ma guai a loro se il canto fanno ascoltare
perché poi l’uomo è attratto sessualmente
e una mano fa scendere «dolcemente».
Amir è un semplice soldato
che l’ordine ha ascoltato
e così la ragazza, prima di essere giustiziata,
è sposata e stuprata,
perché in Paradiso lei non può andare
«valendo la metà esatta degli uomini»,
come afferma il militare.
Layla, invece, è una madre amata
che porta il velo ormai obbligata
e guardandosi allo specchio ogni giorno
non riesce a vedere che il suo contorno
mentre, al suo interno, scoprire sé stessa fa fatica,
vede piuttosto una nemica.
Suo marito le ripete sempre «Ti amo»
ma per Layla è lui ad essere un amo
che, come un pescatore, la picchia e la cattura
abusando della sua figura.
Eppure, ella continua a vivere
per le sue bambine libere
e si tormenta ogni sera
per la loro infanzia persa in una sfera.
Amir e Layla hanno sogni nel cassetto
chiuso con un grande lucchetto
e la chiave è stata perduta
da coloro che la guerra l’hanno voluta.
Com’è nata questa poesia?
La poesia è stata inventata interamente da me, ispirandomi alle frasi tratte dal libro Leggere Lolita a Teheran che mi hanno colpito maggiormente e che, purtroppo, trovo molto attuali. I nomi dei due personaggi sono totalmente casuali ma mi hanno permesso di raccontare gli aspetti che mi hanno fatto riflettere e pensare molto: la crudeltà delle guardie, la loro obbedienza all’autorità e la condizione femminile, nella vita privata e pubblica. In modo particolare, ho voluto citare anche l’innocenza dei bambini e il loro coinvolgimento negli orrori della guerra e dei totalitarismi. Ovviamente la poesia è tratta dalla storia dell’Iran raccontata da Azar Nafisi ma può tranquillamente riferirsi a qualsiasi altro Stato e regime: Amir e Layla possono essere Iraniani come Palestinesi, Israeliani, Russi, Ucraini, ecc.