Laboratorio, Leggere Lolita a Teheran 2026, Un libro tante scuole

La letteratura come ribellione personale e sociale


Classe IV E, indirizzo scientifico-matematico

Liceo classico sperimentale B. Russell - Roma

Nome Scuola

Liceo classico sperimentale B. Russell

Città Scuola

Roma

«Tutte le grandi opere di narrativa, per quanto cupa sia la realtà che descrivono, hanno in sé il nocciolo di una rivolta, l’affermazione della vita contro la sua stessa precarietà» dice Azar, rivolgendosi al suo circolo di studentesse. E forse è proprio questo l’unico contesto in cui un’affermazione tanto significativa avrebbe potuto essere pronunciata: un piccolo faro immerso nella profonda notte del regime teocratico iraniano.
Il tema della valorizzazione della letteratura sotto la tirannia è sicuramente una cum veterem tum volgatam […] rem, come direbbe Tito Livio, ma ne siamo rimasti comunque profondamente affascinati. Sarà il tono, sicuro ma rispettoso, con cui la protagonista sembra gettare un guanto di sfida alla repressione iraniana, o sarà la consapevolezza, che questo libro mostra completamente, dell’immenso potere della scrittura, temuta, più che svalutata, dalle dittature.
Ma forse la vera rivoluzione è il potere intrinseco che la Nafisi attribuisce all’arte, capace in qualunque sua forma di consolarci dalla disillusione e dalla delusione. E’ una ribellione tanto sociale, quanto profondamente personale.
Nella nostra intimità con la lettura gioiamo, dice Azar, perché costituisce uno spazio di libertà dallo squallore che percepiamo intorno a noi e dentro di noi. Non importa se concordiamo o no con i comportamenti dei protagonisti, con i giudizi dell’autore, con i messaggi subliminali celati dietro l’inchiostro. Perché sicuramente il fascino quasi magico, che la lettura delle vicende di Cincinnatus C. o di Madame Miller suscita in noi, permette una, sempre utile, autocosciente ricerca dell’esotismo: una ricerca non, come ci si aspetterebbe, mirata a fuggire da una realtà non appagante, bensì a riconoscere che esistono altre culture, altre soluzioni, altre idee.
Ed è da questo punto che la «ribellione artistico-letteraria» sfocia anche nell’ambito sociale. Conoscere significa sviluppare un senso critico, riconoscere le falle nel proprio sistema ed elaborare idee per risolverle. E’ per questo che il bersaglio della repressione tirannica sono proprio gli artisti, gli scrittori e i giornalisti. L’arte è la culla della coscienza, che una volta matura permette alle persone di esercitare la loro umanità tramite dissenso e assenso. E in quanto espressione artistica, anche la letteratura può essere una finestra o uno specchio. La grande letteratura, che ci avverte sempre, disperatamente, della sua fragile importanza, è entrambe queste cose.
Non potremo mai ringraziare abbastanza, crediamo, la Nafisi, che raccontando i suoi travagli e le sue piccole ma significative rivolte ci ha ricordato, nel caso ce lo fossimo scordati, quanto soprattutto oggi sia importante coltivare con tutti noi stessi l’interesse per le opinioni altrui, confrontandoci con le quali, dall’alba dei tempi, conserviamo la nostra volatile, umana, libertà.

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