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Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi è un’opera che tratta la condizione femminile sotto il regime teocratico iraniano. Il libro descrive una realtà in cui le donne sono private di ogni libertà, come la cura delle unghie o una ciocca di capelli che sfugge dal velo, e costantemente monitorate dalle «squadre di guardiani» incaricate dal governo.
La trama di questo libro è un vero e proprio grido di libertà: infatti la protagonista, la scrittrice Azar Nafisi, riuniva nel suo salotto ogni giovedì mattina sette delle sue migliori studentesse costrette ad abbandonare l’Università, per discutere di letteratura e dei libri proibiti. Come citato nel libro «l’arte e la letteratura non erano un lusso, ma una necessità», poiché durante questi incontri non si discuteva semplicemente di libri ma era fondamentale non dimenticare la propria identità. Grazie a queste storie le ragazze potevano immedesimarsi nella vita dei protagonisti delle loro letture e dimenticare per qualche ora la loro realtà. I romanzi letti dalle donne e successivamente citati nel libro stesso servono a farci comprendere meglio la realtà che stavano vivendo.
Gatsby: rappresenta l’illusione, come quella che hanno vissuto i cittadini iraniani all’inizio della dittatura, passando da sogno a incubo.
James: per Nafisi rappresenta la scelta, in una realtà dove le opzioni di vita si restringono. James diventa il punto di riferimento per esplorare il concetto di libertà interiore, in un periodo storico drammatico come la guerra tra Iran e Iraq. Un altro tema presente è il rimpianto di una vita che sfugge: James insegna che la vera tragedia non è la sofferenza ma il non aver vissuto con consapevolezza.
Austen: nella quarta e ultima parte del libro vengono citate diverse realtà tra Nafisi e Austen. Nafisi descrive come per proteggersi dalla polizia debbano coprirsi con il velo o coprire le finestre delle case con tende pesanti, mentre nei romanzi di Austen le case sono caratterizzate da finestre e porte aperte per simboleggiare chiarezza morale e verità.