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In Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi, uno dei temi che ci ha colpito di più è quello del controllo sul corpo e sull’identità delle donne. Infatti, dopo la Rivoluzione iraniana, il regime introduce regole molto rigide che riguardano soprattutto le donne, come l’obbligo del velo, il modo di vestirsi e di comportarsi in pubblico. Questo ci fa capire che dal regime iraniano il corpo femminile non è più considerato qualcosa di personale, ma diventa quasi uno «spazio pubblico», su cui lo Stato esercita il proprio potere.
Secondo noi, però, l’aspetto più inquietante non è solo l’esistenza di queste regole, ma il modo in cui le ragazze finiscono per interiorizzarle. Nel libro si vede che le studentesse non hanno paura soltanto delle punizioni, ma iniziano anche a controllarsi da sole, a sentirsi in colpa e a giudicare i propri comportamenti. È come se il controllo entrasse dentro di loro, influenzando il loro modo di pensare e di percepirsi. Questo ci ha fatto riflettere su quanto sia forte un sistema che riesce a condizionare non solo le azioni, ma anche la mente delle persone.
Un altro aspetto molto importante è quello della doppia identità. Le protagoniste del libro sono costrette a vivere due vite diverse: una pubblica, in cui devono rispettare tutte le regole e mostrarsi conformi, e una privata, in cui cercano di essere sé stesse. Durante gli incontri con la professoressa Nafisi, infatti, riescono a esprimere liberamente le proprie opinioni, a parlare di letteratura e anche dei loro desideri e delle loro paure. Secondo noi, questa divisione è molto pesante da sopportare, perché vivere a lungo in questo modo può portare a confusione e a una perdita del senso di sé.
Inoltre, il collegamento con Lolita di Nabokov è molto significativo. Nel romanzo, la protagonista non ha una vera voce, perché la sua storia è raccontata da qualcun altro che la manipola. Allo stesso modo, anche le donne nel libro di Nafisi non possono raccontarsi liberamente, perché la loro identità viene definita dall’esterno, dal regime e dalle regole sociali. Questo ci fa capire che togliere la possibilità di esprimersi è una forma di controllo molto forte, quasi come possedere qualcuno.
Un’altra riflessione che abbiamo fatto riguarda il fatto che questo tema non è così lontano dalla nostra realtà come potrebbe sembrare. Anche se viviamo in una società più libera, esistono comunque pressioni legate al corpo, per esempio gli standard di bellezza imposti dai social media o dalla moda. A volte anche noi ci sentiamo giudicate o spinte a conformarci a certi modelli, e questo, anche se in modo diverso, limita la nostra libertà di essere come vogliamo.
Infine, pensiamo che il libro ci insegni che il controllo del corpo è in realtà un modo per limitare la libertà più profonda delle persone, cioè quella di costruire la propria identità. Quando qualcuno decide come devi apparire, comportarti o pensare, ti sta togliendo la possibilità di scegliere chi essere. Per questo motivo, la libertà non è qualcosa da dare per scontato, ma qualcosa che va difeso, anche attraverso la cultura e la conoscenza.