Cronache, Mi prendo il mondo 2026

Non siate gentili con Chatgpt


Anna Tedeschi, Elena Camuti Borani, Federico Cotugno

Direzione Futura - Parma

Il titolo suona come una provocazione, ma è in realtà una dichiarazione di metodo. È questo uno dei messaggi più incisivi emersi dal talk sull’intelligenza artificiale con Davide Picca e Alberto Romele di oggi, 23 gennaio, nel corso della seconda giornata di Mi Prendo il Mondo: il problema dell’IA non è l’IA. Il problema, semmai, è la stupidità umana quando delega senza pensare.
L’intelligenza artificiale migliora le nostre capacità, ma allo stesso tempo rischia di pauperizzare il pensiero, soprattutto quando viene trattata come un soggetto umano. Chiamarla “intelligenza” è già un errore storico: un vocabolario psicologico applicato a macchine che, in realtà, sono solo dispositivi operativi. Dietro l’illusione della conversazione c’è una rete di centri di calcolo, nodi che eseguono formule statistiche e scelgono la risposta più probabile. Non c’è comprensione, non c’è psicologia: c’è solo un raffinato gioco matematico.
Ed è proprio qui che nasce il rischio dell’antropomorfismo. Quando diciamo “ChatGPT pensa come me”, stiamo cedendo a un’illusione di familiarità. Come ricorda Romele, queste macchine sono progettate per ingannare dolcemente: simulano il nostro linguaggio, il nostro modo di ragionare, ma restano strumenti. Trattarle come amici – o peggio, come supporti psicologici – significa entrare in una relazione tossica, in cui la delega prende il posto del giudizio critico.
Il discorso si sposta così sul piano culturale. La predominanza maschile nell’informatica non è un dato naturale né inevitabile, ma il prodotto di una lunga storia di esclusioni. Intervenire sull’intelligenza artificiale significa allora intervenire prima di tutto sulla formazione: ripensare la scuola, il modo in cui vengono insegnate le scienze e, soprattutto, le condizioni culturali che stabiliscono chi è legittimato a produrre sapere scientifico e tecnologico.
C’è infine una questione più sottile e inquietante: quella dell’autofagia. I modelli di IA iniziano a nutrirsi di contenuti prodotti da altre IA, generando testi e immagini sempre più poveri, sempre più simili a copie di copie. Senza un nuovo apporto umano, il rischio non è l’esplosione di una super-intelligenza, ma una lenta perdita di qualità.
E allora “non siate gentili con ChatGPT” significa questo: usate l’IA contro di voi, mettetela in difficoltà, chiedetele di contraddire. Non delegatele le decisioni, ma sfruttatela come strumento di dibattito, come occasione di attrito. La macchina non deve rassicurare: deve disturbare. Solo così può davvero servirci.
P.S.: questo articolo è stato scritto a 6 mani umane e 2 artificiali
Abbiamo parlato di intelligenza artificiale, quindi perchè non prendere la palla al balzo e usare la macchina come strumento integrativo (e non sostitutivo) del nostro lavoro?!

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