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Con “Il corpo”, Stephen King trasporta il lettore nell’estate di un gruppo di ragazzini degli anni 60, rendendolo partecipe del loro linguaggio, dei loro pensieri, ma soprattutto della loro avventura.
Gordon, Chris, Teddy e Vern parlano in modo volgare, tipico di ragazzi della loro età, fumano e si comportano come adulti, o almeno, come credono che gli adulti si comportino. Ostentano una mascolinità performativa nel tentativo di apparire più degni di rispetto, ma, in realtà il momento in cui li sentiamo più veri, più vicini, è quando si mostrano vulnerabili ed esternano le loro emozioni. La storia è permeata da un tono nostalgico, trasmesso dalla narrazione del protagonista, ormai diventato uno scrittore affermato, che, ripensando a un evento importante della sua giovinezza, scava nei ricordi e affronta gli scheletri nel suo armadio.
L’amicizia, il cuore pulsante del romanzo, è espressa al massimo nel rapporto tra Gordon e Chris, entrambi con storie familiari difficili alla spalle, sono legati da una profonda ammirazione l’uno per l’altro. Se da un lato è palese la stima che Gordon prova per l’amico per la sua naturale capacità di guidare il gruppo, dall’altro, Chris prova altrettanta ammirazione per quest’ultimo: riconosce il suo talento nella scrittura e lo sprona continuamente a procedere negli studi e costruirsi una carriera. Chris è convinto che Gordon avrà successo e non esita a supportarlo come può, questo comportamento è dettato dall’affetto che prova per lui e quasi da un desiderio di riscatto per entrambi, Chris è sicuro di essere condannato a rimanere nella situazione in cui è dalla nascita, non vede possibilità di sfuggire a ciò che reputa sia il suo destino, per questo è convinto che Gordon ce la farà per entrambi, ce la deve fare.