Una cosa che ti ha colpito
Il romanzo “La peste” è stato ispirato dal desiderio virtuoso, persino encomiabile, di fare i conti con la “pestilenza” che nella metafora usata dall’autore diventano i regimi totalitari da cui l’Europa alla metà del Novecento ha dovuto fare i conti. La peste allora non sarebbe altro che un’allegoria al mostro che minaccia qualsiasi democrazia: l’autoritarismo totalitario. Un nemico che senza l’impegno e la cura della democrazia è sempre imminente. E da cui dobbiamo guardarci sempre. Penso inoltre che questo libro sia stato una prova geniale e creativa per protestare e far riflettere i lettori sui pericoli dell’autoritarismo e sul bisogno costante di impegno e lotta contro tutti i regimi totalitari.
Una frase del libro da conservare
La frase che mi ha fatto riflettere “Ci sono negli uomini più cose da ammirare che non da disprezzare…”
Il romanzo La Peste è la storia di medico di nome Bernard Rieux che abita ad Orano, in Algeria. In primavera, quando è in procinto di portare la moglie malata fuori città in cerca di cure, nota un topo morto sulla soglia di casa. Con il passare del tempo, i topi morti aumentano e in un climax ascendente di tensione, appena il portinaio dello stabile di Bernard si ammala gravemente e successivamente muore, il medico e il suo più anziano collega Castel, capiscono che si tratta di una misteriosa e oscura epidemia. La città viene messa dunque in quarantena, e, con l’arrivo dell’estate, la Peste diventa più sempre più pericolosa seminando angoscia e morte. Fino alle conseguenze più dr”ammatiche che si riversano contro i protagonisti della storia e gli abitanti della città.