11 ottobre 2026, Cronache, Portici di Carta 2026, Torino Liceo Classico Vittorio Alfieri

Raccontare il passato per interrogare il presente: Marco Amerighi a Portici di Carta


Alice Silvi e Tommaso Di Marzo

Liceo Alfieri - Torino

Durante la presentazione del suo romanzo “Quando splende questo nero”, Marco Amerighi ha dialogato con Elena Varvello in occasione della seconda giornata di Portici di Carta, nell’anniversario dell’uscita del libro.

Al centro del romanzo si intrecciano le vite di Lorenzo Viani (1882-1936), pittore espressionista che dedicò la propria arte agli ultimi e agli emarginati, e di Enrico Dei, un uomo che consacrò gran parte della sua vita alla riscoperta delle opere dell’artista. A unirli è anche la figura di un giovane che, rappresentando l’autore stesso, si avvicina alla loro storia fino a sentirsi parte di essa.

Amerighi ha spiegato di non voler scrivere un semplice romanzo storico: «La letteratura deve interrogare il presente». La scrittura, infatti, deve mettere in discussione le certezze e immaginare nuove possibilità, anziché limitarsi a ricostruire ciò che è stato.

La figura di Viani rappresenta proprio questa tensione. Fin da ragazzo, il pittore aveva scelto di raccontare, attraverso i suoi quadri, chi viveva ai margini della società, trasformando la sofferenza e la povertà in materia artistica. La sua ricerca era tanto radicale quanto inquieta: voleva andare oltre la superficie delle cose, raggiungere ciò che normalmente resta nascosto.

Un tema fondamentale dell’incontro è stato anche il rapporto tra realtà e scrittura. Come ha ricordato Amerighi, citando Valerio Magrelli, «La scrittura non è uno specchio, ma il vetro zigrinato delle docce». Raccontare qualcuno significa avvicinarsi alla sua verità, pur sapendo di non poterla conoscere completamente.

Questa difficoltà emerge soprattutto nel rapporto con Enrico Dei. Inizialmente diffidente, Enrico ha aperto gradualmente le porte della propria storia allo scrittore, che ha cercato di raccontarla senza appropriarsene. Il loro incontro è diventato così una parte essenziale del romanzo: un legame nato dalla comune dedizione a un artista e trasformato, nel tempo, in una relazione di fiducia.

A concludere la conversazione è stata la metafora del ponte, che attraversa il libro e unisce persone, epoche e generazioni. Il ponte non rappresenta soltanto il legame tra passato e futuro, ma anche la possibilità di raccogliere una storia e trasmetterla a qualcun altro.

In fondo, è proprio questo il senso più profondo del romanzo: una vita e un’opera non scompaiono davvero finché qualcuno continua a cercarle, a raccontarle e a riconoscersi in esse.

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