“Operazione Massacro” (1956, prima edizione italiana 2002, Sellerio) di Rodolfo Walsh è un testo fondamentale: lo spiega Jon Lee Anderson, giornalista del New Yorker, in un dialogo con Annalisa Camilli, domenica 4 ottobre al festival di Internazionale a Ferrara. Quest’opera è fondamentale perché racconta un caso di terrorismo di stato altrettanto fondamentale per la storia dell’argentina. Il 9 giugno 1956 i generali Tanco e Valle si ribellano alla giunta militare che aveva deposto il presidente Perón nel settembre dell’anno prima, ma la loro rivolta viene brutalmente e illegalmente repressa e, in una discarica alla periferia della capitale, un gruppo di civili viene fucilato ancor prima che venga dichiarata la legge marziale. Alcuni voci, che arriveranno casualmente a Walsh in un bar de La Plata, sostengono ci sia però un sopravvissuto.
Insieme alla collega Enriqueta Muñiz, Walsh scoprirà poi che i sopravvissuti sono ben sette, e seguirà ogni genere di pista per documentare quel caso di sanguinosa violenza. All’interno dell’opera, l’autore mette in luce il tipo di massacri che le forze armate argentine erano capaci di fare e che avrebbero messo in atto negli anni a seguire. Per Walsh il libro sarà, tristemente, premonitore, quando 20 anni dopo la sua pubblicazione sarà ucciso da quella stessa giunta militare responsabile dell’ “Operazione Massacro”.
Ad oggi i carnefici sono tutti deceduti, ma resta in vita ancora uno dei sopravvissuti alla strage: così un deputato argentino ha aperto un vero e proprio caso giudiziario basandosi principalmente sul materiale che Walsh era riuscito a raccogliere, in modo che questi avvenimenti siano una volta per tutte documentati ufficialmente.
“Operazione Massacro” non è però un testo fondamentale solo per la storia dell’Argentina, ma per quella del giornalismo. Camilli infatti lo identifica come il primo testo della storia di giornalismo narrativo, ovvero una forma di reportage che utilizza le stesse strutture narrative del romanzo senza mai però rinunciare al rigore della notizia. Il lavoro di Walsh sarà infatti di cruciale importanza per lo sviluppo del giornalismo in Sud America e nel mondo, anticipando testi come “A sangue freddo” di Truman Capote e le tecniche del New Journalism.
Quello che Walsh racconta è importante da ricordare anche oggi, dice Anderson, in un Argentina dove l’attuale governo sminuisce ogni giorno l’impegno nel ricostruire un clima democratico dopo la dittatura, capovolgendo i ruoli di vittima e carnefice. La tendenza orwelliana a raccontare “che il nero sia bianco e il bianco sia nero”, usando le parole di Anderson, non è però solo dell’Argentina bensì un problema a livello globale. Conclude quindi l’incontro un appello ai giovani giornalisti: è essenziale scrivere giornalismo d’inchiesta di qualità che sia in grado di raccontare la Storia che verrà.