“Una storia di grande umanità“: è così che Matteo Liuzzi definisce il contenuto del suo podcast, presentato al Festival di Internazionale a Ferrara insieme a Silvia Boccardi, che ne è la narratrice. “Rotta sul Vietnam” ricostruisce l’operazione con cui, nel 1979, la Marina Militare italiana salvò oltre 900 profughi vietnamiti. Durante l’incontro, però, Liuzzi e Boccardi si sono concentrati soprattutto sulle persone coinvolte, sulle loro emozioni e sui ricordi, più che sulla vicenda storica in sé.
Per Liuzzi, la scoperta di questa storia è arrivata dopo aver lavorato a un podcast su Sigonella. Studiando i protagonisti politici di quegli anni, si è chiesto che cosa avessero fatto concretamente e, approfondendo le loro vicende, è arrivato alla missione vietnamita.
Nel costruire il podcast, l’autore ha scelto di non concentrarsi solamente sulle figure ufficiali della Marina, ma di dare spazio soprattutto ai marinai e ai vietnamiti che hanno vissuto direttamente quell’esperienza. “Raccontare come la gente è stata cambiata da un viaggio, da un mese in mare, secondo noi è diventato rilevante”, racconta. Tra le testimonianze raccolte c’è quella di Marco Roba: “Sono partito che ero un ragazzo, poi è successo quello che ci ha raccontato […] e sono tornato che sono diventato uomo”.
Boccardi poi precisa che è proprio la varietà delle voci a rendere il racconto particolarmente umano, perché raccontano la stessa vicenda da prospettive completamente differenti. Inoltre, bisogna tenere conto della difficoltà nel tenere insieme testimonianze così diverse ma questo è “il grande valore della storia”.
Tra i momenti che hanno colpito maggiormente Boccardi c’è il racconto di una bambina che assiste alla morte della madre. La sua testimonianza mostra come un’esperienza così drammatica possa rimanere nella memoria anche attraverso dettagli apparentemente piccoli, che continuano a riaffiorare nel tempo “Sono le piccole cose che ti rimangono di un trauma e che poi elabori tanto tempo dopo”, Il dolore, però, convive con momenti di quotidianità e vicinanza. Sulla nave i marinai giocano con i bambini, insegnano loro l’italiano e condividono il cibo, tanto che Liuzzi li definisce “Una comunità galleggiante enorme”
La nave militare, quindi, smette di essere soltanto uno spazio regolato da gerarchie e ordini e per un mese, le distanze tra militari e profughi si riducono, lasciando spazio a rapporti umani. “I militari sono diventati delle persone che hanno salvato altre persone, punto”. Ed è forse proprio questo il centro del podcast: dietro una vicenda storica ci sono individui, memorie e incontri che continuano a parlare anche a distanza di quasi cinquant’anni.