La nostra classe è un crogiolo in ebollizione: i ragazzini parlano i dialetti del mondo, vestono veli e lustrini colorati e insieme viviamo il Ramadan e il Pahela Baishakh. Stiamo imparando con Haitam la lingua dei segni, anche quella è una lingua, e la stiamo apprendendo tutti insieme, segno dopo segno, giorno dopo giorno. I nostri ragazzini e le nostre ragazzine vivono in Barriera di Milano e fanno il rientro tre volte a settimana, perché per loro se c’è un luogo in cui poter stare senza chiedere il permesso è proprio la scuola: qui si fa cultura, si fa il gioco, si impara a litigare, a fare pace, a ricominciare tutto daccapo.
Per la nostra classe i libri non sono sempre amici fidati e avere una piccola biblioteca di classe è uno strano gioco. Ci diamo il tempo di guardare gli albi illustrati, di sfogliarli, di leggerli e di guardarne le immagini. E poi affrontiamo le storie cercando di smontarle a pezzettini, prendendo nota nel nostro taccuino del lettore (e dello scrittore) e lasciandoci meravigliare dalla forma delle parole. E però i libri rimangono qualcosa scritto quasi da sé, per i ragazzini è difficile immaginare che ci sia un autore o un’autrice dietro. Aver partecipato ad Adotta uno scrittore, una scrittrice è significato poter toccare le mani che hanno battuto sulla tastiera, dare un volto ai pensieri che sono stati messi per iscritto, fare domande alla testa e al cuore del nostro scrittore.
Quando abbiamo aperto lo scatolone dei libri è stata una festa: i ragazzini si affollavano attorno alla cattedra per prendere la loro copia di Un cielo di stelle a casaccio, si guardavano, ridevano e negli occhi la curiosità di chi si chiede che storia leggeremo, a guardare questa copertina con tre ragazzi tutti colorati sembra bello, e chi sarà questo Nicola Brunialti. Poi Nicola è venuto in classe, lo abbiamo salutato nelle nostre lingue (almeno sette lingue diverse!) e ci siamo lasciati guidare in un percorso di lettura e scrittura. Nicola ci ha fatto diventare una redazione di scrittori e scrittrici ponendoci una domanda che solo uno scrittore o una scrittrice si farebbe: cosa succederebbe se un lupo mannaro anziché mordere una persona mordesse…un peperone, un chihuahua o un vigile urbano? Ne sono uscite storie belle e strampalate e abbiamo anche decretato una squadra vincitrice, quella che aveva scritto La guerra imperiale, una storia in cui una fata cacciata dal suo regno, e ormai sposa del Principe del Male, si vendica attaccando le sue antiche sorelle!
Abbiamo anche ascoltato i protagonisti del libro Un cielo di stelle a casaccio dalla voce calma e allegra di Nicola, che oltre a parlarci e farci divertire, ci ha anche mostrato i tatuaggi che costellano le sue gambe e le sue braccia. Ci è piaciuto molto il faccione di Frankenstein disegnato sulla sua gamba, che invita ad amare le proprie cicatrici, “Love your scars” c’era scritto: non è facile volersi bene e a volte non ci piacciamo per niente, ma ogni cicatrice è un pezzo di noi e se iniziamo ad amare anche le cicatrici finiremo per amarci per intero. Nicola ci ha aperto la sua vita, ci ha raccontato le sue mille cicatrici con grande generosità e affetto, facendoci scoprire quanto Un cielo di stelle a casaccio sia il più autobiografico dei suoi scritti.
Aver partecipato ad Adotta uno scrittore, una scrittrice ci ha permesso di capire che dietro una grande storia c’è una persona, e che ogni storia parte da un’idea piccola, da una storia piccola. Ora i nostri ragazzini potrebbero addirittura credere di poter essere, un giorno, quelle mani che battono alla tastiera, o forse potrebbero finalmente credere che la loro storia, per quanto piccola, per quanto in un cielo di storie a casaccio, possa fare la differenza.