Torino, 19 maggio 2017

Anime arabe. In memoria di Giulio Regeni.

No e mille volte no. Sono mille i simboli che gridano la rabbia degli egiziani nella città de Il Cairo. No alla violenza, no al colonialismo, no al razzismo, no ai soprusi, no alla violazione dei diritti e della dignità umana.

È questo il contesto che ha fatto da sfondo alla brutale morte di Giulio Regeni al principio del 2016, che ha aperto gli occhi del mondo ed in particolare degli italiani su una tragedia che si consuma da tempo, in Paesi dove i totalitarismi, di qualsiasi matrice, calpestano e soffocano la libertà dei loro popoli. Ecco “Why we do need another revolution!”. La rivoluzione non è altro che il sogno di un mondo migliore da parte di un Paese che vede mille dei suoi cittadini scomparire e cadere nell’oblio della paura e della vigliaccheria, non solo civile ma anche politica, perché in città divise da muri è necessario che i bambini tornino a giocare nelle strade con l’ingenuità e la spensieratezza a loro propria. È questa la gioia di vivere che Bahia Shehab cerca di trasmettere con i suoi graffiti contrastati con costanza dall’opprimente potere centrale. “Nessuna rivoluzione è senza arte, senza letteratura”, afferma Mark LeVine, docente di storia del Medio Oriente presso la University of California, che ci racconta come la sommossa sia nata a Gaza a causa del (o grazie al) manifesto pubblicato ad opera della classe lavoratrice nell’intento di tutelare i suoi diritti. È ciò che n’è seguito ad aver condotto Giulio Regeni in territorio egiziano, dove è stato seviziato e trucidato per la sua opposizione all’indifferenza.

Conscio dell’accaduto, il senatore europeo Luigi Manconi ha concentrato le sue energie ed esercitato il suo potere nella formulazione di una legge che definisse senza alcuna ambiguità i tratti caratterizzanti della tortura allo scopo di poterla scovare e denunciare senza alcuna esitazione o possibilità di dissimulazione, perché ciò non accada mai più. La tortura va definita come “volontà di annichilimento della persona che il corpo custodisce, di degrado della sua dignità e di annullamento della materia umana, che si riduce alla sofferenza e al dolore che il corpo martoriato produce”, annullando l’umanità dell’individuo.

Come portavoce di Amnesty International, Gianni Rufini ha infine sollecitato ognuno di noi ad impegnarsi in prima persona nella difesa dei nostri diritti di fronte alla pavidità delle istituzioni che avrebbero il compito di proteggerci, denunciando l’insensibilità del sistema politico italiano, che si limita a trarre vantaggi economici dai rapporti con l’Egitto, invece di compiere gesti di dignità umana.

Nessuno di noi, di qualsiasi età, nazionalità e classe sociale, può sentirsi assolto da questo pur comprensibile odio populista che abbiamo contribuito a far fermentare con la nostra indifferenza, in paesi lontani dai nostri, e siamo pertanto in dovere di non rimanere ciechi e inerti di fronte a tanta violenza.

Veronica Ferra, Teresa Fassetta e Marinella Visentini

Liceo Scientifico Grigoletti di Pordenone