L’Europa a sedici anni.
Torino Berlino
Le parole che abbiamo in comune
Il comunicato stampa del nostro progetto

Negli anni 2011-2013 il Bookstock Village è stato il teatro di una piccola significativa rivoluzione, nella fascia di età delle scuole superiori. Ha smesso di essere un contenitore di attività destinate al pubblico tra i 14 e i 18 anni, per trasformarsi in un laboratorio di immaginario e in un osservatorio linguistico sulle trasformazioni dell’Italia contemporanea. Le parole, come era naturale dato il contesto, sono stato lo strumento più diretto. Di quali parole, di quale pasta è fatto il tempo che i ragazzi attraversano? Bombardati quotidianamente di linguaggio, manipolatori essi stessi di parole, ai ragazzi manca troppo spesso – o si offre troppo raramente – l’ascolto, la disamina, l’interrogazione ragionata di un vocabolario attraverso cui prende forma, più o meno consapevolmente, il loro e il nostro mondo.

Prima è stata la scelta di parole significative, simboliche, quindi, nelle due più recenti edizioni, l’invenzione di neologismi, ovvero di evidenziatori di novità sociologiche, percettive, politiche in atto. Il progetto ha avuto grande evidenza mediatica, il che conforta non tanto per il palcoscenico, quanto per via del riconoscimento dell’utilità dello strumento. Lungi dall’esaurisi nel gioco linguistico, ha rappresentato il significativo contributo di una generazione (troppo spesso usata solo per ritratti a perdere) alla vita attiva di un Paese.

L’Europa delle parole

Andre Bajani

Interrogarsi sull’Europa nel contesto del Bookstock Village, significa farlo da un osservatorio linguistico privilegiato. Nell’immaginario, non solo giovanile, l’Europa è un luogo fatto di sole parole: ovvero una realtà di cui si sente parlare, a proposito della quale si leggono titoli sui giornali, ma che in qualche modo si affaccia come un contenitore vuoto. Latore di rimedi dolorosi (“Ce lo chiede l’Europa”), bandiera di appartenenza in epoca di solitudini atomistiche (“Siamo in Europa”), per lo più l’Europa è un fondale vacuo che suscita poco interesse, men che meno a sedici anni.

Quello su cui ci si propone di lavorare quest’anno è tentare di sondare, attraverso i depositi linguistici, che cosa c’è dietro quel cumulo di parole rovesciate nei discorsi e sui giornali. Ovvero: passare dall’Europa delle parole – nell’accezione del chiacchiericcio – all’Europa delle parole, nell’accezione linguistica: quali sono le parole che oggi la costituiscono? Di quante parole è fatta, e dunque di quali concretezze (memoriali, culturali, di immaginario) l’Europa di un sedicenne? 

Torino-Berlino

I ragazzi di Berlino

I ragazzi di Berlino

Il punto di partenza sarà un ponte tra l’Italia e la Germania. Tra Torino e Berlino in particolare. Partire dalla Germania, oggi, significa disegnare un passante tra il Paese perno (e dunque più chiacchierato, temuto, mitizzato, demonizzato) degli equilibri economico politici europei, e l’Italia. Storicamente il passante è stato piuttosto frequentato, la rotta degli emigranti e il Gran Tour dei tedeschi, i discussi equilibri novecenteschi, senza dover arrivare necessariamente fino a Bismark e Cavour.

Chiedersi che cosa sia oggi quel passante, a soprattutto chiederlo a dei ragazzi di età compresa tra i 14 e i 18 anni, vuol dire prima di tutto provare a far saltare gli stereotipi in cui si è sclerotizzato un mondo. Individuarli, quegli stereotipi, maneggiare quelle parole e poi riempirle di contenuti veri, rovesciare dentro la vita di due Paesi con tutte le loro contraddizioni.

Il lavoro. Un gruppo italo-tedesco per l’Europa

Il progetto campione per l’edizione 2014 è sperimentale, e prosegue attualizzandolo il metodo collaudato negli scorsi anni. Con la non trascurabile novità di muoversi su scacchiere internazionali in dialogo permanente tra di loro.

Un gruppo di ragazzi selezionati dal Salone del libro tra le scuole superiori torinesi lavorerà, con un ponte inizialmente tecnologico con un omologo gruppo di ragazzi berlinesi. Entrambi saranno coordinati e guidati nel lavoro da Andrea Bajani, che dunque si muoverà tra Torino e Berlino. L’Albert Einstein Gymnasium, liceo berlinese d’avanguardia, scuola europea tra le più prestigiose del panorama attuale, sarà partner del Salone del libro nella realizzazione di questo progetto sperimentale.

I ragazzi italiani che partecipano al progetto sono: Edoardo Babbini, Katerina Pimstein, Federico Serra del liceo Gioberti, Umberto Schiesari, Giacomo Graziano, Chiara Del Pietro, Marco Drago, Riccardo Avidano, Giulia Marmello e Sujan Luther del liceo Gobetti-Segrè, Alessandro De Leonardis, e Mattia Santoro dell’Istituto tecnico Carlo Levi. I tutor che hanno partecipato a questa edizione sono: Alberto Abate, Yannick Deza, Daniele Scano, Nejma Bani, Virginia Vadori, Donia Hadj Ahmed, Marco Melatti, Martina Cociglio, Beatrice Sani e Federica Maggiora.

I ragazzi dell’Einstein Gymnasium di Berlino sono Luca Kokol, Allano Maritano, Alice Cimenti, Lorena Conti, Alina Neichel, Paolo Guerra, Sophia Tasiouli, Valentina Ossing, Laura Grazia Quast- Cojocaru, Martina Farese, Lorenzo White, Elena Borsellino, Valentina Zacharias.

I ragazzi di Torino

Sulle due rispettive scacchiere, ragazzi degli ultimi tre anni delle scuole medie superiori, proveranno ad arare, attraverso un carotaggio costante, il terreno di un’Europa di cui sono cittadini, anche se ancora senza diritto di voto. Lavorare sugli stereotipi, sugli immaginari, sulle parole in comune, sarà la maniera più concreta per dare corpo a un’entità geopolitica e farla diventare una concretezza anche culturale. Il fatto che questo esperimento venga condotto da ragazzi adolescenti, e dunque da persone senza fini di lucro, se così si può dire, è la garanzia di un lavoro quanto mai necessario. I ragazzi italiani e tedeschi  saranno poi insieme sul palco del Salone del libro. In quel contesto, secondo il metodo da tre anni in uso nel Bookstock Village, saranno interlocutori e stimolatori di un dialogo che coinvolgerà autori europei. Ciascuno si porterà dietro una parola, per sostituirla lì a uno dei troppi termini vuoti che ogni giorno di troviamo tra le mani

Andrea Bajani