Attraverso suoni ispirati alla natura, come il cinguettare degli uccelli e il fruscio del vento, Chiara Civello (voce, chitarra e pianoforte) con Federico Scettri (batteria) e Seby Burgio (tastiere e pianoforte) ha concluso il Dedica Festival alla Sala Capitol in via Mazzini, con un concerto, come da tradizione.

Con un’importante carriera alle spalle, Chiara Civello ha accompagnato il suo pubblico attraverso il viaggio che è stato la sua vita: partendo dall’Italia fino ad arrivare agli Stati Uniti nel 1994 e al Brasile nel 2008.

Il filo conduttore della serata è stato il suo ultimo album, “Eclipse”, che viene spiegato dalla stessa cantautrice come un gioco di chiaroscuri. Secondo Chiara Civello la musica deve essere una sorta di percorso visivo che permette allo spettatore di entrare in una dimensione parallela e immedesimarsi nelle parole della canzone. “La luce di qualcosa diventa l’ombra di qualcos’altro”: è così che la cantante spiega la scelta del titolo dell’album.

Lei si racconta attraverso ogni canzone in diversi modi e lingue e fa conoscere al pubblico le varie sfaccettature del suo carattere: la sensazione di essere parte di qualcosa nel brano “L train” che parla della sua esperienza a New York, l’amore per la lingua portoghese dovuto alla sua permanenza in Brasile nella canzone “Um dia” e la sua ammirazione per molti dei più celebri cantautori italiani.

Oltre a questo, va detto che Chiara Civello è riuscita a mettere in musica dei temi tra i più cari alla scrittrice nicaraguense a cui l’intero festival Dedica 2019 è stato dedicato, Gioconda Belli: l’emancipazione femminile e il ruolo delle donne nella società.

Le note cosmopolite del trio, di cui la Civello fa parte, hanno concluso un’edizione particolarmente toccante della rassegna di quest’anno.

Beatrice Manicone ed Emma Santin, Liceo Michelangelo Grigoletti di Pordenone